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I big del web non restano all’angolo

Una volta c’era solo Paypal. La rapida diffusione degli smartphone e della connettività hanno ingolosito i principali operatori del mondo hi-tech che si sono gettati a capofitto nella grande torta dei pagamenti digitali. Da Apple a Samsung, da Google a Amazon i colossi del web hanno così annunciato, e in alcuni casi già attivato anche in Italia, i loro sistemi di pagamento digitali realizzati con il telefonino o attraverso i portali internet. Ma come funzionano questi nuovi portafogli elettronici? A fare da apripista nel mercato della Penisola è stata Apple che, dopo aver testato il suo Apple Pay negli Stati Uniti, sei mesi fa, ha annunciato l’arrivo anche in Italia. Il funzionamento, grazie alla tecnologia Nfc, risulta molto semplice. A patto di disporre di un dispositivo prodotto dal colosso di Cupertino che in Italia ha stretto accordi con Unicredit, Carrefour Bank, Nexi, Carta Bcc, Hype, American Express, Mediolanum, Widiba, ExprendiaSmart e N26. Mentre Fineco Bank dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Per utilizzare Apple Pay è sufficiente appoggiare il dispositivo (telefonino iPad o Apple watch) a un Pos di quelli già presenti nei negozi predisposti per carte di credito e bancomat contactless e il gioco è fatto. «Il numero della carta di credito non viene conservato sull’iPhone, né sui server Apple. Né condiviso con il commerciante. Ogni transazione viene autorizzata con un codice di sicurezza dinamico e univoco che cambia di volta in volta», ha spiegato Jennifer Bailey, vice president internet services di Apple Pay secondo cui le transazioni vengono finalizzate con il Touch Id ovvero il riconoscimento delle impronte digitali o con il proprio codice di sicurezza. Il tutto, senza costi aggiuntivi per i negozianti. E cosa dire dei punti vendita in cui è possibile pagare con Apple Pay? Al momento ci sono, tra gli altri, Auchan, Eataly, Ovs e Sephora. Ma anche Coop, Esselunga, Limoni, La Rinascente, Unieuro, Leroy Merlin, Mondadori, H&M, Mediaworld, Lidl, ed Eurospin, tanto per citarne alcuni.

A lanciare la sfida a Apple non poteva che essere il principale rivale del melafonino, Samsung, che, a partire dai primi mesi del 2018 avvierà anche in Italia il suo servizio di pagamenti digitali Samsung Pay. Il sistema inizialmente sarà attivo soltanto su smartphone Galaxy compatibili (a partire dai Note 8 e S8), oltre che sullo smartwatch Gear S3, ma l’azienda ha fatto sapere di voler portare i propri pagamenti virtuali anche su smartphone rivali, prodotti da altre aziende. Punto di forza dell’azienda asiatica è la capacità di Samsung Pay di funzionare con i normali lettori di carte di credito a differenza di Apple Pay che richiede che i Pos dei negozi integrino la tecnologia senza fili Nfc. Non solo. Le carte di pagamento associate all’utenza potranno essere inserite in maniera intuitiva attraverso un sistema Ocr, mentre la sicurezza dei dati sarà garantita dal sistema protetto di memoria integrata Samsung Knox.

Nella lotta tra i due rivali si sta per inserire anche Google attraverso Android Pay. Il dispositivo supporta al momento le carte di credito e di debito Visa e MasterCard di diversi istituti bancari tra cui quelli di Bank of Scotland, First Direct, Halifax e Lloyds Bank. Ma i ricercatori di Google sono andati oltre. In futuro, infatti, Android Pay potrebbe servire anche per lo scambio di denaro utilizzando un semplice comando vocale attraverso l’assistente virtuale di Big G. Novità che ricalca la funzione già attiva sull’assistente Siri di Apple e che Facebook ha introdotto su Messenger.

Infine c’è Amazon Pay. Ad aprile, il colosso americano ha fatto capolino sul mercato di casa nostra con una piattaforma che, sfruttando le utenze già registrate sul proprio portale, consente di effettuare acquisti su altri siti internet senza dover inserire i dati di pagamento, rendendo così più sicura la transazione. In altre parole, l’account di Amazon si trasforma in un portafoglio virtuale dando la possibilità agli utenti Amazon di pagare prodotti e servizi su siti terzi usando le informazioni del proprio profilo, risparmiando tempi di acquisto ed eliminando il bisogno di ricordare tutte le password. «Amazon Pay semplifica la finalizzazione del processo d’acquisto per chi fa shopping online e permette ai venditori di raggiungere i milioni di clienti Amazon nel mondo», ha spiegato Giulio Montemagno, general manager di Amazon Pay Eu. Tutto bello. Ma a che prezzo? Per l’utente, l’utilizzo di Apple Pay non prevede aggravi economici. Il venditore che vorrà avvalersi di questo strumento, deve mettere in conto invece di corrispondere ad Amazon una commissione pari al 3,4% del valore dei beni venduti fino a 2.500 euro, oltre a una commissione di 35 centesimi di euro per ogni transazione. Al di sopra dei 2.500 euro (calcolati su base mensile), le commissioni scendono progressivamente fino ad arrivare all’1,8%.

Tancredi Cerne

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