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I big del web all’attacco Il conto per le telecom: addio a undici miliardi

 

In un solo anno, il 2015, gli operatori europei di telefonia mobile — come Tim e Vodafone — hanno perso 10,9 miliardi di«dollari di fatturato a causa delle alternative ai loro servizi di comunicazione a voce. La stima è della società di ricerca Ovum ed è un segnale chiaro di come il business tradizionale delle telecom sia travolto dai nuovi protagonisti del mercato: le applicazioni (app) over-the-top (OTT) create e gestite dalle grandi aziende high-tech — come le americane Apple, Facebook, Microsoft e Google — che usano le infrastrutture delle vecchie telecom per fornire i loro servizi, gratuiti per i consumatori e ultra redditizi per se stesse.

I datiSe si guarda all’intera industria globale delle telecomunicazioni, la perdita di fatturato causata dalle app per comunicare via messaggi (txt), voce e video-chat è astronomica: 386 miliardi di dollari in sette anni, dal 2012 al 2018, secondo le stime di Ovum. Gran parte del buco viene dal crollo degli introiti che una volta erano generati dalle telefonate internazionali.

Vi ricordate quando, viaggiando all’estero, bisognava stare attentissimi al roaming per non rischiare di pagare migliaia di euro sulla bolletta del telefonino? Erano tempi d’oro per le telecom. Oggi invece basta avere accesso al wi-fi-Internet a banda larga o veloce, disponibile gratis in moltissimi posti pubblici o a basso prezzo con le nuove offerte di «pacchetti tutto compreso» per parlare senza limiti da Paese a Paese.

A New York, per esempio, il wi-fi ultra-veloce è gratuito addirittura per strada, per ora sulla Broadway e sulla Terza avenue a Manhattan, ma presto anche in altre zone. Le vetuste cabine telefoniche sono state infatti sostituite da hot-spot — punti di accesso al web — a cura della società LinkNYC, che si ripaga delle spese con la pubblicità.

Con uno smartphone o un tablet collegato a Internet, le distanze spariscono senza ansia da bolletta per noi consumatori, ma con molti grattacapi per le telecom. Da New York — dove vivo — con il mio iPhone, parlo senza troppi patemi con parenti, amici e colleghi in Italia: con FaceTime faccio video-chat con mio fratello, con Facebook Messenger «mi vedo» con mia suocera, con WhatsApp faccio telefonate di lavoro e con Skype out (che con una tariffa piatta annua permette di chiamare linee fisse in tutto il mondo) parlo per mezzora al giorno con mia mamma che non ha Internet.

I protagonistiSkype è stato il primo servizio di VoIP, voice over Internet Protocol, ad affermarsi sul mercato. Nato in Europa nel 2003 ma comprato due anni dopo da eBay e poi nel 2011 da Microsoft, offre sia servizi gratuiti — comunicazione via txt, voce, video-chat, con scambio di emojii, foto, video e documenti — fra i suoi membri, sia la possibilità di chiamare a pagamento i telefoni di chi non appartiene al suo network. Il boom della sua popolarità ha coinciso con il declino di quella delle telecom tradizionali: dal 2010 al 2014 i miliardi di minuti di telefonate internazionali generati da Skype sono cresciuti del 150%, da 100 a 250, secondo la società di ricerca TeleGeography, mentre quelli generati dalle telecom sono aumentati solo del 25%, da 400 a 500, e il loro fatturato è sceso. Nel solo 2014 Skype ha aggiunto circa 35 miliardi di minuti di traffico internazionale, mentre le telecom di tutto il mondo hanno guadagnato solo 1 miliardo di minuti, perdendo quasi il 5% di fatturato. «E’ difficile non concludere — commenta l’analista di TeleGeography Patrick Christian — che almeno una parte della crescita di Skype sia stata a spese degli operatori tradizionali, i quali devono ormai prendere atto che i servizi voce non possono più essere una fonte primaria di profitti, ma devono far parte di un’offerta completa».

La situazione per gli operatori tradizionali è peggiorata drasticamente dopo l’irruzione sul mercato fra il 2009 e il 2011 della nuova generazione di app, in particolare FaceTime e iMessage di Apple, Messenger e WhatsApp di Facebook.

Oltre un miliardo nel mondo sono gli utenti dei servizi della Mela: fra loro possono scambiarsi gratis messaggi e fare video-telefonate, perché i profitti per il produttore dell’iPhone e iPad vengono da tutto il resto, dal negozio iTunes all’iCloud fino al portafoglio virtuale Pay.

Più di un miliardo sono anche gli amici di Facebook che usano Messenger: tre mesi fa il social network di Mark Zuckerberg ha annunciato che il 10% di tutte le telefonate via Internet nel mondo sono fatte con il suo sistema. Più gente lo usa gratis, più aumenta il suo valore commerciale per il vero business di Facebook: non solo la pubblicità, ma ora anche l’apertura di Messenger alle aziende partner, che possono offrire servizi e prodotti facendo parlare i loro chatbot («robot che chiacchierano») con i potenziali clienti, in cambio di una congrua commissione a Facebook. Circolano poi voci sul possibile imminente debutto del video-chat anche per WhatsApp, comprata da Zuckerberg nel febbraio 2014.

L’ultima arrivata è Google, che lo scorso mese ha lanciato la sfida a FaceTime e a Messenger con Duo, la nuova app di video-chat, disponibile sia per gli apparecchi mobili Android sia per i sistemi iOS (Apple). Un concorrente in più a turbare i sonni dei vecchi operatori telefonici.

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