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BFF, la multinazionale tascabile del credito che non fa ricapitalizzazioni

Con una capitalizzazione di Borsa di 1,2 miliardi, vale più di Mps e come la Popolare Sondrio. Ma a differenza delle banche tradizionali, BFF Banking Group per scelta opera solo in un settore di nicchia (diventati tre dopo l’acquisizione di Depo Bank). Il dato più sorprendente è che a 35 anni dalla sua nascita, quando si chiamava Farmafactoring, è ormai diventata una «multinazionabile tascabile del credito» presente – oltre che in Italia – anche in altri 8 Paesi europei. E la crescita, a parte la dotazione iniziale di 260.000 euro, è avvenuta senza aumenti di capitale e, grazie alla generazione di utili, avendo distribuito nel corso degli anni 650 milioni di dividendi.

Il business di nicchia storico in cui opera BFF Banking Group è quello del factoring e in particolare in quello dell’acquisto dei crediti che le grandi aziende e le multinazionali vantano nei confronti della pubblica amministrazione, in particolare nella Sanità. «Siamo una banca iperspecializzata, operiamo solo con aziende e in tutto abbiamo qualche centinaio di clienti in Europa – spiega l’amministratore delegato Massimiliano Belingheri – il che comporta una semplicità organizzativa e un profilo di rischio bassissimo dato che le controparti sono gli Stati». Le perdite su crediti degli ultimi 14 anni, secondo i dati resi noti nell’investor day di marzo 2021, sono stati di appena 5,7 milioni.

Il business tradizionale in cui opera BFF Banking Group è destinato a crescere nei prossimi anni in Europa grazie all’incremento di spesa pubblica che porterà in dote il Recovery Fund, soprattutto nel settore della sanità in cui la banca è specializzata. «Per noi la sanità rappresenta il 50% dei ricavi dell’area factoring – commenta Belingheri – ed è evidente che il business è destinato a crescere. Ma puntiamo a sviluppare anche le nuove nicchie di mercato, nel sistema di pagamenti tra banche e nel securities service, che ci porta in dote la neoacquisizione di Depo Bank». Quest’ultima, nata per scissione da una costola di Nexi, porta in dote anche una grande liquidità (circa 9 miliardi) che permetterà a BFF Banking Group di finanziarsi a costi più bassi migliorando ulteriormente i margini reddituali. Dopo aver chiuso il 2020 con un utile netto che ha sfiorato i 100 milioni (117 pro-forma comprendendo DEPObank), «puntiamo a un target di profitti netti di 170-180 milioni nel 2023 con un Roe in ascesa dal 26% al 30%» – evidenzia il ceo di BFF Banking Group, sottolineando che le sinergie di costo con Depo valgono quasi 20 milioni all’anno. «Ma sia chiaro che per noi l’acquisizione è anche un’occasione per diversificare in nuove nicchie e che intendiamo crescere e sviluppare i due segmenti di attività che porta in dote Depobank».

Pur generando da sempre capitale internamente ed essendo ipercapitalizzata, Anche BFF Banking Group è incappata nello stop generalizzato delle Autorità di Vigilanza alla distribuzione dei dividendi relativi al 2019 e al 2020. «Rispettiamo le decisioni e in primavera distribuiremo solo 3 milioni, contiamo di poter distribuire i restanti 166 milioni entro fine anno o appena cadrà il divieto». L’importo non è di poco conto (intorno al 16% della market cap) ed è di particolare interesse per una società che, con un flottante del 90%, è una public company. Un assetto azionario che la rende contendibile. Data anche la elevata redditività, non temete un takeover? «Essendo in precedenza controllati da private equity, ci consideriamo da sempre una public company e in tal senso ci siamo dotati di una governance appropriata, con piani di stock option diffusi e con incentivi a tutto il personale. Un takeover? Siamo sul mercato, decide il mercato. Noi possiamo solo puntare a sviluppare e far crescere la società nell’interesse di tutti gli azionisti».

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