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Bersani incassa lo schiaffo di Grillo “Dimettiti, sei un morto che cammina”

ROMA — Sul blog, con tanto di locandina- sfottò come nel vecchio film di Totò: «Bersani, 47, morto che parla: è uno stalker politico che importuna il M5S con proposte indecenti, invece di dimettersi ». Alla Bbc, la tv britannica, in un’intervista: «Bersani farà un patto con il Pdl per un governo che durerà massimo un anno e poi ci saranno di nuovo elezioni, e ancora una volta il M5S cambierà il mondo». Grillo non ci pensa affatto a votare la fiducia a un governo Bersani. Neppure a un governo del Pdl, del resto. All’offerta di collaborazione per un “governo di scopo” da parte del segretario democratico – pochi punti di programma nelle corde dei grillini – risponde con una saccata di insulti. Bersani-zombie se la scordi la fiducia, i grillini voteranno in aula le leggi che rispecchiano il loro programma «chiunque sia a proporle», e stop.
Nell’impasse politico, dopo una vittoria menomata, il sarcasmo feroce di Grillo è una doccia fredda sul centrosinistra. Uno schiaffo. Bersani risponde laconico: «Quel che Grillo ha da dirmi, insulti compresi, lo voglio sentire in Parlamento. Lì ciascuno si assumerà le proprie responsabilità ». Ma il capopopolo dei 5Stelle, come si sa, non si è candidato per via di una condanna, quindi alle Camere ci saranno 163 grillini, lui no. Sfideranno il capo, i parlamentari grillini, come già è accaduto ieri sul web con i supporter propensi alla trattativa? Saggiato il terreno, Grillo in realtà rilancia in un tweet la parte più propositiva del suo post mattutino: «Se Bersani vorrà proporre l’abolizione dei contributi pubblici ai partiti sin dalle ultime elezioni lo voteremo di slancio, se metterà in calendario il reddito di cittadinanza, lo voteremo con passione». Forse, una via d’uscita c’è?
Nichi Vendola è convinto di sì. Il leader “rosso” pranza con Bersani. Assicura poi, che il segretario del Pd non ha alcuna intenzione di “governissimo” con il Pdl e Berlusconi. «Grillo va sfidato su un’agenda del fare, non sul vecchio schema alleanzistico – ripete Vendola – Bersani dica al paese cosa vuol fare per dare una scossa elettrica nei primi cento giorni del governo e proponga ministri di alta levatura…D’altra parte, se Grillo non accetta un governo con noi, i suoi stessi elettori puniranno il M5S, spero che non sia proprio lui a puntare a un governissimo ». Chi si incaricherà di fare da ufficiale di collegamento tra il centrosinistra e i 5Stelle, non si sa. A un certo punto della giornata, parte il tam tam che potrebbe essere Prodi a tenere contatti. Smentita secca, è una bufala. Piero Fassino, il sindaco di Torino, riunisce i parlamentari democratici e la discussione ruota attorno a un quesito: «Si può sacrificare la Tav per fare un accordo con i grillini?». L’argomento è altamente sensibile per i 5Stelle, accanitamente No-Tav. La risposta di Fassino è “no”; d’accordo anche gli altri. Così come non si potrebbe seguire il M5S nell’idea di portare l’Italia fuori dall’euro, non lo si può assecondare sulla vicenda Tav.
La matassa del futuro governo è un intrico di nodi. Monti ha convocato ieri un vertice del suo movimento: massima cautela. I montiani potrebbero stare con Grillo e con Bersani? Monti dà la sua disponibilità a Bersani e al centrosinistra in nome della governabilità. Vendola si mostra ottimista: «I grillini sono di sinistra, Grillo ricorda Pannella. Ci sono molti degli ingredienti della sinistra nel M5S, l’indignazione, la denuncia del male del mondo e una proposta di speranza e cambiamento ». Alla Bbc tuttavia, il capo dei 5Stelle ricorda che in Italia «non c’era speranza, c’era rabbia senza speranza, e la rabbia senza speranza crea violenza… noi stiamo assorbendo questa rabbia, dovrebbero dirmi grazie, è una rabbia democratica». Sempre alla Bbc, Enrico Letta dichiara che il centrosinistra farà il possibile per evitare il caos. Il “modello Sicilia” di collaborazione volta per volta con i grillini, in Parlamento richiede una pre-condizione: votare la fiducia, senza la quale un governo non può decollare. In caldo ovviamente, ci sono le altre ipotesi: quelle di governi tecnici, ad esempio con Amato premier. Che ironizza: «Il mio nome esce più spesso di quanto esca io». Si naviga a vista.

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