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Bersani con il 60% chiude i giochi

ROMA — Alle nove della sera, su Twitter, regno virtuale dell’ironia, Palazzo Chigi diventa «Palazzopigi». Perché è il segretario del Pd Pier Luigi Bersani il candidato premier del centrosinistra, scelto dai due milioni e seicentomila elettori del ballottaggio.
I dati ufficiali, con 8.032 sezioni su 9.219, danno Bersani al 60,9 e Matteo Renzi al 39. L’obiettivo di Renzi nell’ultima settimana, recuperare nelle grandi città, fallisce: si impone solamente a Firenze, ma a Roma, per fare un esempio, Bersani è al 70 per cento. E anche nelle regioni, tranne la Toscana, vince il segretario del Pd.
Bersani festeggia a Roma, al teatro Capranica. Sorride: «Per me è una doppia soddisfazione, perché ho creduto nelle primarie e per questo risultato inaspettato nelle proporzioni». Dedica a Renzi «un applauso, ha dato un grande contributo a queste primarie. Risolviamo innanzitutto questa storia del rinnovamento. Serve un forte profilo di governo ma anche spazio per una nuova generazione». Guarda avanti: «La prossima sfida, che sarà ancora più ardua, sarà quella contro la destra. E noi non racconteremo favole al Paese, anche se in Italia la mamma del populismo e della demagogia è sempre incinta, ma noi dobbiamo vincere senza raccontare favole: non sarà semplice, ma il Paese ha bisogno di questo». In platea, tra gli altri, Massimo D’Alema, che in caso di vittoria di Renzi s’era detto pronto a combattere: «Sono rilassato, adesso posso lavorare tranquillamente senza dare battaglia. Ora Renzi mobiliti questo consenso verso le elezioni. Con questo risultato si chiudono le polemiche inutili e controproducenti per chi le ha fatte. È la democrazia, bellezza». Poi conferma: «Ho deciso di non ricandidarmi, la vittoria di Bersani non cambia questa scelta».
Il sindaco di Firenze alle otto della sera fiuta subito l’aria, cinguetta in Rete un quarto d’ora dopo la chiusura dei seggi: «È stato bello provarci, è stato bello farlo assieme, grazie a tutti». Telefona al rivale: «Puoi contare sulla stessa lealtà che ho dimostrato in questa campagna elettorale, quali che siano le alleanze che farai». Che il ballottaggio sorridesse a Bersani era parso probabile grazie ai dati dell’affluenza: «Un calo meno che fisiologico rispetto al primo turno», per dirla con il presidente dei Garanti, Luigi Berlinguer. «Non ci saranno ricorsi», hanno assicurato fin dal mattino dal comitato-Renzi. E però da più parti si sono levate proteste: «In Toscana si sono verificati casi gravissimi che mettono a rischio la validità del voto». Mancavano i registri del primo turno, e lo stesso «problema» è stato riscontrato anche qua e là a Roma.
Nella Capitale, in alcuni rarissimi casi, per placare l’ira di chi, regole alla mano, non aveva diritto a votare, è dovuta intervenire la polizia. Per i comitati Renzi «nella Capitale il voto è stato negato a diecimila persone, in Italia a 130 mila». Quasi nessuna tensione tra gazebo e circoli, la giornata è stata sostanzialmente tranquilla: file ai seggi, sì, ma ordinate, composte, di persone sorridenti. L’ex premier Romano Prodi: «Il partito ne esce rafforzato, Renzi ha un grande futuro. E a questo punto Bersani è fortissimo, usi il potere che ha». Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, parla di «successo ben oltre le previsioni, una grande soddisfazione e una responsabilità ancora più grande». Per Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, Bersani deve scegliere se avere come «interlocutore» l’area di centro o quella che si oppone all’agenda Monti. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini: «Complimenti a Bersani e anche a Renzi, la competizione democratica è sempre un valore». Di Renzi, a metà pomeriggio, aveva detto: «Promette favole come Berlusconi». Giorgia Meloni, Pdl: «Le primarie del centrosinistra sono state una bella prova di democrazia. Sia Bersani sia Renzi sono stati coraggiosi a sfidarsi lealmente».

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