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Berneschi, sequestrati 5,3 milioni

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova, Adriana Petri, ha rigettato la richiesta di scarcerazione o attenuazione della misura cautelare in carcere avanzata da Enrico Scopesi, difensore di Francesca Amisano, nuora di Giovanni Berneschi, ex presidente del Cda di Banca Carige Spa. Amisano dal 22 maggio scorso è rinchiusa nel carcere femminile di Pontedecimo, dove, in una speciale sezione maschile, è rinchiuso anche il suocero Giovanni Berneschi, ex presidente del gruppo bancario Carige. Amisano è accusata di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Piacente e dal sostituto Silvio Franz che ha portato all’arresto di sette persone, tra cui Berneschi e la stessa Amisano.
Nel frattempo militari del Nucleo genovese della Polizia tributaria hanno sequestrato disponibilità finanziarie per 5,3 milioni riconducibili allo stesso Berneschi e ad altri tre soggetti indagati nell’inchiesta genovese per associazione per delinquere, truffa aggravata e riciclaggio. Il sequestro riguarderebbe somme conservate presso il Centro Fiduciario spa, la fiduciaria del gruppo Carige, e riferibili oltre che all’ex banchiere anche alla nuora Francesca Amisano e all’amministratore delegato della compagnia assicurativa del gruppo bancario, Ferdinando Menconi. Il provvedimento è motivato con le ipotesi di reato di riciclaggio e di trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante della transnazionalità. La decisione dei pm di agire bloccando le somme potrebbe essere collegata alle conversazioni telefoniche intercorse tra la Amisano e il suocero intercettate dalla Gdf. In alcune di esse, in particolare, sembrerebbe che i due tentassero di accordarsi nell’attribuire determinate somme rimpatriate grazie allo scudo fiscale al consuocero di Berneschi e padre della Amisano, scomparso da non molto tempo. Una tesi che Berneschi rinvigorisce in ulteriori conversazioni (in cui sembra che Berneschi sia consapevole di essere «ascoltato»). In particolare in una con l’imprenditore di Imperia Roberto Rommelli Berneschi diceva: «Perché ti spiego il perché ehm…è tutto regolare ovviamente se mio, mio consuocero abbi pazienza aveva dei soldi di là…dovevo lasciarli di là? Io li ho fatti portare di qua…un momento li ha portati lui di qua a suo tempo. …poi è morto, l’aveva presso umh..ehm..io dico pubbli…tra…in trasparenza sperando di essere registrato, poi li ha portati di qui alla Julius Baer Sgr e io poi gli ho detto ma belin…perché li dovete lasciare presso un’altra banca fateli portare… portare ehm…umh..in..al..Centro fiducia…belin ho fatto una cappella, ora mi stanno dicendo di tutto (…) mi sono andati a tirar fuori queste cose, ma ti rendi conto? E ora ho fatto, sto facendo causa, lo farò anche a Banca d’Italia». In un’altra conversazione Berneschi esponeva al direttore di Centro fiduciario la versione dei fatti architettata con l’Amisano: «Mio consuocero è morto nel 93 quindi le origini di là(…). E io glieli ho fatti trasferire no, ovviamente ci ho fatto mettere il nome di mia moglie per una questione anche di sicurezza».

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