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Bernanke «vede» la fine degli stimoli

Nessuna retromarcia per ora nel sostegno all’economia, compresa la manovra di Quantitative easing. Ma il governatore Ben Bernanke ha indicato che, se gli attesi progressi nell’espansione troveranno conferma, la Federal Reserve è pronta entro l’anno a far scattare il “tapering”, un graduale rallentamento del Qe. Una frenata che potrebbe portare a conclusione l’intera manovra, oggi 85 miliardi di dollari al mese in acquisti di bond, alla metà dell’anno prossimo.
Gli orizzonti dell’espansione americana, agli occhi della Banca centrale che ha corretto i suoi pronostici, dovrebbero migliorare nel 2014. Soprattutto il tasso di disoccupazione che potrebbe scendere nel 2014 tra il 6,5% e il 6,8%, rispetto a precedenti previsioni pari al 6,7%-7 per cento. La crescita potrebbe contemporaneamente marciare a un passo tra il 3% e il 3,5%, rispetto a stime del 2,9%-3,4 per cento. Al termine di un vertice di due giorni, la Fed ha inoltre affermato che l’outlook, sia per la crescita che per il mercato del lavoro, ha visto una «diminuzione dei rischi di peggioramento».
Bernanke, nel delineare le condizioni per procedere alla «normalizzazione» della politica monetaria, ha tuttavia avvertito che la Banca centrale non ha preso alcuna decisione predeterminata, lasciando aperti ampi margini di flessibilità per i prossimi interventi: i piani di stimolo rimarranno legati «a ciò che accade nell’economia», pronti a cambiare. La crescita rimane la preoccupazione centrale e la disoccupazione è tuttora elevata, dando ragione oggi ad una «politica accomodante». Un vero e proprio rialzo dei tassi d’interesse resta lontano, non prima del 2015 stando alla grande maggioranza degli esponenti della Fed. E i criteri indicati per simili strette, tra i quali un tasso di senza lavoro sotto il 6,5%, non sono «grilletti» automatici ma semplici soglie che rendono legittimo considerarle. Le condizioni per un rientro degli stimoli comprendono anche un’inflazione che, dai livelli attuali considerati troppo bassi, salga sopra il 2,5 per cento.
Il governatore, se ha cercato di essere trasparente sui preparativi di politica monetaria in corso, ha invece scelto il riserbo su un altro tema scottante per la Fed: i suoi piani per il futuro, dopo che il presidente Barack Obama ha suggerito una probabile successione alla guida della Banca centrale alla scadenza del suo mandato in gennaio. «Non ho nulla da dire sui miei progetti personali», ha dichiarato.
Proprio l’ipotesi di un’uscita di scena di Bernanke ha però intensificato il dibattito sul destino del Qe. Alcuni economisti, tra cui Martin Feldstein, ritengono che il governatore desideri «passare» al prossimo responsabile della Banca centrale una politica ormai avviata sulla strada di una exit strategy. «Vorrà far scattare il tapering, per assicurare dopo aver soccorso l’economia un ritorno verso la normalità», ha detto Feldstein alla rete televisiva Cnbc. Il tapering, oltretutto, si preannuncia difficile da gestire e foriero di volatilità sui mercati: ieri, mentre Bernanke parlava, sia la Borsa che le obbligazioni hanno perso quota mentre il dollaro è salito.
Sono già cominciate, sempre sui mercati, anche le scommesse su chi sarà scelto per sostituirlo: la maggior parte degli operatori vede in vantaggio il vice-governatore Janet Yellen, che garantirebbe quantomeno continuità di leadership. Un annuncio potrebbe arrivare già in autunno per evitare eccessive incertezze tra gli investitori. E il vertice di fine ottobre della Fed, stando ai sondaggi tra gli analisti, potrebbe essere anche quello che, dati economici permettendo, comincerà a dare l’addio al Qe, forse abbassando gli acquisti di obbligazioni da 85 a 65 miliardi.

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