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Bernanke rassicura i mercati «Il sostegno continuerà ancora»

«Ci teniamo le mani libere, non c’è nulla di predeterminato»: se il sistema produttivo americano e l’occupazione continueranno a migliorare, la Federal Reserve ridurrà, come annunciato un mese fa, gli acquisti di titoli sul mercato: 85 miliardi di dollari aggiunti ogni mese all’economia dall’autunno scorso per tenere bassi i tassi d’interesse anche a lungo termine e sostenere il mercato della casa con acquisti di titoli del Tesoro e di obbligazioni immobiliari. Ma se torneranno segni di debolezza, se il mercato del lavoro non si rafforzerà con sufficiente rapidità, se l’inflazione resterà bassa, quegli acquisti continueranno e potrebbero essere addirittura rafforzati. Mentre rimane invariato l’impegno a tenere i tassi d’interesse a breve termine quasi a zero ancora per un lungo periodo, almeno fino a tutto il 2015.

Dopo il cambio di rotta di un mese fa che tanto aveva innervosito i mercati, Ben Bernanke ha consegnato ieri un messaggio rassicurante al Congresso di Washington in quella che è stata, con ogni probabilità, la sua ultima relazione semestrale al Parlamento, visto che il capo della Fed dovrebbe lasciare l’incarico nel prossimo gennaio, alla scadenza del suo secondo mandato. In questi giorni dalla Banca centrale sono venuti segnali contrastanti, frutto di qualche errore di comunicazione, ma anche delle divergenze di vedute tra i governatori dell’Istituto e del vivace dibattito interno che si è sviluppato. In quello che ha avuto tutto il sapore di un commiato, Bernanke, fedele alla linea seguita con molto coraggio (i conservatori dicono con incoscienza), dall’inizio della crisi, cinque anni fa, ha ribadito che la Fed continuerà a svolgere un ruolo di stimolo all’economia con la sua politica monetaria «permissiva».

Una rassicurazione e un monito: l’economia, grazie anche ai rischi che si è presa la Fed, sta continuando a migliorare: la disoccupazione è scesa dello 0,5% da quando è iniziata la nuova fase di sostegni all’economia e il Pil continua a crescere anche se meno di quanto sarebbe possibile. E ciò per il freno della politica che, con l’aumento delle tasse e i tagli della spesa federale, ha tolto un 1,5 per cento allo sviluppo del reddito nazionale. Proprio questi tagli automatici di spesa rimangono la principale minaccia che grava sulla ripresa. Il loro impatto dovrebbe attenuarsi l’anno prossimo, ma Bernanke non ha escluso scenari più allarmanti e ha esortato il Congresso a modificare le sue politiche, affrontando il problema dei meccanismi di spesa destinati a gonfiare il debito pubblico nel lungo periodo e muovendosi, invece, con più prudenza sulle manovre congiunturali che possono togliere carburante prezioso all’economia in una fase ancora molto delicata.

In ogni caso la Fed resta lì a vigilare, pronta a caricarsi sulle spalle nuovi interventi di sostegno. Una scelta certamente rischiosa, visto che questi massicci interventi hanno enormemente dilatato il bilancio della banca centrale Usa, passato in pochi anni da 800 a tremila miliardi di dollari. Ma una scelta che Bernanke considera necessaria anche perché non vuole assolutamente che i timori di un aumento dei tassi d’interesse frenino quella ripresa del mercato immobiliare che è diventato il motore della fiducia nella ripresa: la gente si sente meno povera, è più pronta a spendere, mentre cala rapidamente il numero dei cittadini finiti sott’acqua col loro mutuo (cioè con una cifra da rimborsare superiore al valore dell’immobile).

Quanto al tasso di disoccupazione, che attualmente è al 7,6 per cento, Bernanke ha confermato che i tassi d’interesse non verranno fatti salire (in assenza di impulsi inflazionistici), fino quando questo livello non scenderà almeno al 6,5 per cento. Uno sviluppo che, secondo gli economisti della Fed, potrebbe materializzarsi alla fine del 2015 quando, secondo le loro analisi, il Pil dovrebbe crescere di una cifra variabile tra il 2,9 e il 3,6 per cento, mentre il numero dei senza lavoro potrebbe calare al 5,8-6,2 per cento. Numeri forse troppo ottimisti. E ieri la Borsa, pur reagendo positivamente alla sortita di Bernanke, ha detto che non si fa illusioni: quotazioni sostanzialmente invariate mentre il dollaro si è rafforzato su euro e yen.

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