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Bernanke: l’Italia non è la Grecia

di Mario Platero

Meno male che c'è Bernanke. Il governatore della Banca centrale americana ha dato ieri un quadro equilibrato e rassicurante della posizione economica del nostro Paese rispetto a certe interpretazioni isteriche dei mercati: «L'Italia ha difficoltà come tutti ma ha dei punti forza, ad esempio un surplus primario» e poi, subito dopo, «le banche sono in buone condizioni, hanno sottoscritto aumenti di capitale, ci sono molti punti di forza anche nel settore manifatturiero». Infine, l'indicazione chiave alla domanda del senatore dell'Illinois Mark Kirk, che durante l'audizione di ieri del presidente della Fed davanti alla commissione bancaria al Senato chiedeva fino a che punto ci si dovrebbe preoccupare delle turbolenze europee: «Dovremmo forse avere anche per l'Italia e la Spagna un salvataggio simile a quello greco?» No, rispondeva Ben Bernanke, perché «la prima linea di difesa italiana è nell'Italia stessa, che prenderà i provvedimenti necessari».

Un riferimento al voto atteso per oggi sulla manovra di austerità naturalmente, che dovrebbe sgombrare il campo delle incertezze e dagli attacchi ora dei mercati ora di alcuni grilli parlanti come Ken Rogoff, professore di economia a Harvard ed ex capo economista dell'Fmi intervenuto sulla rete Pbs per discutere della crisi europea. E sapete che ha detto Rogoff dall'autorevole podio della Pbs, la rete pubblica americana? Il contrario di Bernanke: le banche sono in gravi difficoltà, l'Europa affonda, la Grecia sarà messa in default, l'Italia non potrà essere salvata perché nessuno avrà i soldi per farlo». Ma al di là delle spiegazioni fornite da altri interlocutori sulla nostra situazione, contraddicendo le tesi di Rogoff, ci si accorge che in America c'e molta disinformazione su quel che succede in Europa. Non necessariamente da "complotto" come sostiene qualcuno, ma c'è molta superficialità. Ad esempio, lo stesso Rogoff ha parlato a sproposito di «default», presentandolo come una sorta di bancarotta. Ma una ristrutturazione concordata di una posizione debitoria non equivale a un default assoluto, come del resto ha spiegato persino Nouriel Roubini, il "Mr Doom" per definizione. Questo anche se le agenzie per la valutazione del credito insistono che invece sono proprio equivalenti. Il problema è che dietro le sfumature semantiche si possono nascondere isterie ansie e panico da vendita, proprio quello che si dovrebbe evitare in situazioni di fragilità ma che un'economista come Rogoff ha invece alimentato, come le ha alimentate l'economista Bob Shapiro in una circostanza diversa.

Per questo l'intervento di Bernanke di ieri, indotto dalla curiosità del Senatore dell'Illinois, è stato importante, ha fatto chiarezza: «Vero che per l'Italia ci sono state turbolenze di mercato, ma quel che la preoccupa – ha detto ad esempio Bernanke a Kirk – corrisponde a quel circolo vizioso di cui ci preoccupiamo quando ci occupiamo degli Stati Uniti, dove la perdita di fiducia si traduce in un aumento dei tassi di interesse, peggiora i disavanzi e complica il raggiungimento dell'obiettivo di una stabilità fiscale». L'America dunque, rischia a sua volta di essere inclusa nel circolo degli "anelli deboli". E non solo per i possibili downgrading di Moody's o Standard and Poor's, o per le difficoltà nel negoziato sul bilancio a Washington, ma perché se parliamo di contagio, sappiamo dall'esperienza storica che colpisce ogni "anello debole". E l'America con il suo quasi 12% di disavanzo sul Pil potrebbe essere a sua volta vulnerabile al contagio. Lo ha ammesso persino Austan Goolsbee, il capo degli economisti della Casa Bianca. Sempreché ovviamente non si raggiunga un accordo credibile sul controllo del disavanzo pubblico. Ma se per l'America ci vorranno dieci anni per scendere al 3% del disavanzo sul Pil, l'Italia potrebbe raggiungere il pareggio nel 2014: «L'Italia ha attualmente un avanzo primario, vale a dire al netto dei trasferimenti per gli interessi sul debito l'Italia ha già un piccolo surplus – ha continuato Bernanke – per cui la sua posizione fiscale dal punto di vista del disavanzo è di gran lunga migliore di quella della Grecia». E poi ha chiuso incoraggiando l'Italia a rispondere alle domande inquiete dei mercati: «Cosa che può fare benissimo da sola, è la sua prima linea di difesa».

 

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