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Bernabè pronto a dare battaglia in cda

Mentre Telefonica avrebbe avuto un primo contatto con il governo, il presidente Franco Bernabè va dritto per la sua strada e forte dell’appoggio dei consiglieri indipendenti del gruppo tlc, studia le contromosse da presentare al consiglio di amministrazione del 3 ottobre.
Ieri in una giornata che ha visto le azioni Telecom in forte rialzo (+4%), gli amministratori indipendenti, che già hanno manifestato la loro contrarietà al riassetto di Telco con la crescita del peso di Telefonica, hanno fatto sapere che sono pronti ad appoggiare un eventuale aumento di capitale. «Se Bernabè proponesse l’aumento noi lo appoggeremmo – ha risposto Massimo Egidi, consigliere indipendente a margine di un convegno – come indipendenti rispecchiamo quello che i fondi e i piccoli azionisti chiedono». Formalmente le convocazioni con l’ordine del giorno del consiglio del 3 ottobre non sono ancora partite. Ma per convocare il board basta comunque che le convocazioni partano cinque giorni prima. Se non ci saranno nuovi colpi di scena, dunque, i consiglieri dovrebbero riceverle domani ( un rinvio del consiglio appare assai improbabile). «Facciamo gli interessi di circa l’80% del capitale che è mal rappresentato, prendiamo una posizione di difesa degli azionisti di minoranza e di Telecom stessa» ha aggiunto Egidi, ribadendo quanto già espresso ieri dal rappresentante in consiglio degli indipendenti Luigi Zingales.
Insomma allo stato attuale c’è già uno schieramento in consiglio pronto a dare il via libera alla ricapitalizzazione. A conti fatti Bernabè potrebbe dunque contare, in un board di 14 membri, dell’appoggio di sei consiglieri e sette contro. Il punto – si osserva – è che tutto dipenderà da come il presidente di Telecom Italia presenterà una eventuale ricapitalizzazione al board. Chiaramente una iniezione nell’ordine di 5 miliardi aperta a tutti i soci è giudicata sul mercato rischiosa in quanto molto diluitiva. Dunque si tratterebbe di una soluzione suscettibile di critiche nel corso del board in termini di vantaggi effettivi per Telecom italia. Piuttosto, si osserva, il quadro cambierebbe se l’operazione, magari di entità ridotta, fosse in gran parte già riservata all’ingresso di qualche investitore. Come dire, in partenza destinata ad andare a buon fine. E l’attivismo di Bernabè negli ultimi mesi per cercare alternative al passaggio di Telecom Italia agli spagnoli di Telefonica non esclude nemmeno questa possibilità. Di contro – si osserva – i rappresenti di Telco sarebbero orientati a difendere la possibilità di una vendita degli asset in Sud America, Brasile e Argentina, in alternativa alla ricapitalizzazione. I tempi di una cessione, chiaramente più lunghi, non sarebbero un deterrente, è il ragionamento che si fa negli ambienti vicini ai soci. Perché un eventuale downgrade di Telecom da parte delle agenzie di rating sarebbe solo «temporaneo» e destinato a rientrare subito dopo la cessione degli asset. Le stime parlano infatti di un incasso di almeno 8 miliardi, quanto basta per rafforzare patrimonialmente Telecom italia e dotarla delle risorse necessarie per investire massicciamente in Italia. Si vedrà. Nell’attesa di vedere come andrà a finire, ieri il presidente di Telecom è tornato a parlare a margine di un convegno a Trento, sollevando due temi chiave. Primo che il riassetto di Telco non ferma la normale attività del gruppo, né in Italia né in America Latina. In secondo luogo la necessità di una modifica della corporate governance del gruppo tlc per migliorare la tutela dei piccoli azionisti. «La tutela degli azionisti di minoranza Telecom richiede cambiamenti di statuto, ovvero che i voti in consiglio siano proporzionali ai voti in assemblea», ha detto. Ma per cambiare la corporate governance è necessario l’appoggio di Telco, che in assemblea ha una sorta di potere di blocco. Si crea così uno stallo «un pò come per la legge elettorale italiana (il cosiddetto Porcellum, ndr) dove tutti vogliono cambiarla ma sta bene a tutti quanti perché consente di nominare i rappresentanti del popolo con i listini bloccati», ha spiegato Bernabè. Intanto è stato cancellato l’appuntamento di oggi per la seconda parte dell’audizione di Bernabè al Senato. Il presidente era stato sentito mercoledì e l’audizione avrebbe dovuto appunto continuare in giornata.

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