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Bernabé in trincea studia le contromosse nella partita delle tlc

L’intesa di Telefonica con i soci italiani di Telco traccia le tappe di un riassetto azionario che ai fini pratici non porta alcun beneficio finanziario a Telecom Italia. Senza contare che gli eventuali contorni industriali dell’intesa sono ancora tutti da verificare. Forse per questo il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabé, ieri mattina si è affrettato a chiarire un paio concetti: primo, «lo spagnolo è una delle poche lingue che non parlo», poi «Telecom Italia non è diventata spagnola» e infine «l’operazione non riguarda Telecom ma Telco e solo Telco ha avuto un cambiamento azionario». Insomma il numero uno della compagnia sembra aver voluto separare in modo netto i destini di Telco da quelli della controllata Telecom Italia, come se ci fossero allo stato attuale due piani di lavoro separati. Poco importa se il primo è legato a doppio filo al secondo.
Il punto, raccontano i suoi più stretti collaboratori, è che il presidente di Telecom Italia non ha mai sponsorizzato il matrimonio con Telefonica. Anzi: ha cercato altre strade come l’offerta H3g o la carta Sawiris. Due opzioni che il manager ha portato direttamente sul tavolo del consiglio di amministrazione ma che alla fine non hanno ottenuto il necessario via libera del board. Nelle ultime settimane, poi, l’attivismo del presidente di Telecom Italia si è fatto ancora più intenso. L’obiettivo era provare a raccogliere consensi in consiglio (e fuori) sulla necessità di ricapitalizzare la compagnia telefonica con una iniezione di risorse compresa tra i 3 e i 5 miliardi di euro. Naturale che il riassetto di Telco, l’assegno di 860 milioni di Telefonica destinato ai «soli» soci italiani e il congelamento della struttura Telco per un altro anno, lo abbiano spiazzato. E così ieri mattina ha incontrato il vice ministro delle Comunicazioni Antonio Catricalà. E oggi sarà ascoltato in Senato sul nuovo piano industriale che sarà presentato il 3 ottobre.
Chi lo conosce bene, racconta che già nel pomeriggio di ieri una girandola di telefonate con i grandi soci Telco abbia ridimensionato l’irritazione del presidente di Telecom Italia. Ma i problemi del gruppo telefonico che guida restano. E Bernabè questa cosa ce l’ha ben chiara in mente. Proporre oggi una operazione di ricapitalizzazione di Telecom Italia da 3 o 5 miliardi di euro probabilmente non avrebbe i numeri per passare in assemblea, salvo che spuntassero pacchetti azionari rotondi, che sommati a quello della Findim di Marco Fossati (5%), siano in grado di coagulare una maggioranza oggi in mano a Telco. E a meno che gli spagnoli, ma appare difficile, condividano questo percorso. La ricapitalizzazione rischia di diventare l’ennesimo terreno di scontro tra soci e management, quasi uno show down dopo le tensioni degli ultimi mesi. D’altra parte, non fare un aumento di capitale significa mettere in conto il rischio di un downgrading da parte delle agenzie fino al livello spazzatura. E per chi come Telecom Italia ha un peso da 40 miliardi di debiti sulle spalle, l’indebitamento netto è attorno ai 28 miliardi, avere il marchio junk non è certo onorevole. Anzi, se possibile, è un rischio da evitare a ogni costo. Anche se c’è chi, in ambienti finanziari vicini a Telco, in proposito ribatte che grandi gruppi come Fiat e Finmeccanica hanno da tempo questo giudizio sul loro debito e che anche per Telecom Italia, scendere di un gradino, magari solo per un periodo di tempo determinato, non sarebbe poi la fine del mondo.
La carta dell’aumento, in ogni caso, non è l’unica a disposizione del presidente di Telecom Italia. C’è la rete e c’è anche l’ipotesi di cessione di Tim Brasil o di pezzi dell’asset sudamericano, come ventilato recentemente da alcuni analisti. La cessione di Tim Brasil, peraltro, non sarebbe sgradita agli spagnoli, anzi in vista di una possibile fusione lo spezzatino rientrerebbe nei loro progetti. Certo, il prezzo, è una variabile chiave e in più occasioni dal vertice di Telecom hanno fatto intendere che non verrebbe presa in considerazione alcuna offerta inferiore ai 10 miliardi. Quanto alla rete è noto che gli spagnoli sono sempre stati contrari a un eventuale scorporo dell’infrastruttura, giudicata invece strategica per il futuro della compagnia di tlc. A patto che venga dato seguito a un importante piano di investimenti in fibra ottica, opera titanica considerata la mole di denari che il progetto richiederebbe.

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