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Bernabè appoggia H3g e scorporo della rete

Franco Bernabè si schiera a favore dell’integrazione con 3 Italia a condizione che le valutazioni delle due aziende siano «corrette», e nel corso dell’assemblea per il bilancio chiede scusa agli azionisti, ribadendo di essere «al servizio dell’azienda ». Ma di fronte all’auto confessione del presidente i soci e i dipendenti della Telecom non fanno una piega, non applaudono neppure: hanno perso il posto di lavoro, il valore del loro investimento è crollato (-2,6% ieri), i dividendi sono dimezzati e le prospettive 2013 sono grigie. Certo per gli azionisti la prospettiva di una fusione con 3 Italia potrebbe creare valore; per i dipendenti invece è una brutta notizia, perché le sinergie tra le due aziende passano anche da un nuovo taglio agli organici. Un socio chiede di mettere ai voti l’azione di responsabilità nei confronti del management per come è stata gestita la «svendita della 7», la mozione viene bocciata, ma nel bilancio Telecom 2012 c’è scritto che nel 2013 il gruppo si prepara a contabilizzare ancora 130 milioni di perdite, in attesa che la patata bollente passi in mano a Urbano Cairo. Per quest’anno Bernabè non esclude neppure nuove svalutazioni dopo gli 11 miliardi effettuati tra il 2011 e il 2012. Il che significa che la cedola futura è a rischio, perché sono rimaste 5 miliardi di riserve con cui pagare i dividendi dopo aver assorbito le nuove perdite. A meno che non cambi qualcosa, come una rivalutazione della rete legata allo scorporo o una fusione con 3 Italia. A questo proposito pagare troppo l’avviamento del gruppo che fa capo a Li Ka-Shing, anche se in azioni Telecom, potrebbe comportare una nuova svalutazione domani come è successo con l’Olivetti e le acquisizioni «fatte ai tempi d’oro ». In tempi di crisi, invece, gli azionisti hanno criticato la politica di remunerazione del management, anche se i vertici di Telecom hanno deciso spontaneamente di sospendere i bonus 2013. Il 30% dei soci presenti in assemblea ha bocciato gli emolumenti del gruppo: va detto però che era presente solo il 44% del capitale della Telecom, per cui l’azionista Telco con il suo 22,4% poteva farla da padrone su tutti i temi all’ordine del giorno. Infine Bernabè ha aperto allo scorporo della rete, un’inversione rispetto a quando mesi fa affermava che «Telecom è la rete, e senza rete non c’e Telecom». E se è vero che da allora la Ue ha cambiato le regole sugli equivalence of input (parità di trattamento), è anche vero che nessun ex monopolista ha iniziato a parlare di scorporo, tranne Telecom. Separare l’infrastruttura sarebbe la condizione che verrebbe imposta al gruppo in virtù della golden share prima di aprire le porte a Li Ka-Shing. E di fronte all’opportunità di fondere Tim con il quarto operatore mobile Bernabè ha già scelto di portare avanti il consolidamento del settore mobile «senza consolidamento non c’è futuro» ha detto ieri, a scapito del deconsolidamento dell’infrastruttura di Telecom. Una mossa due volte positiva per Wind e Vodafone, che avrebbero un rivale in meno sul mobile e una Telecom più vulnerabile sul fisso.

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