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Berna: tassi zero contro il super-franco

di Stefanoi Carrer e Lino Terlizzi

Quando ormai in pochi se lo aspettavano, la Banca nazionale svizzera (Bns) ha deciso ieri di prendere misure per cercare di frenare l'avanzata del franco, che negli ultimi mesi ha stabilito record a ripetizione sia sull'euro che sul dollaro. La Bns mira ora a tenere il Libor a tre mesi, tasso di riferimento sul franco, ancor più vicino allo zero. L'istituto centrale elvetico ha ridotto la banda di oscillazione del tasso dall'attuale 0-0,75% allo 0-0,25%. Ma la Bns ha deciso di agire anche su un altro piano, accrescendo nei prossimi giorni in modo massiccio la liquidità sul mercato monetario in franchi. Gli averi che le banche detengono nei conti giro presso la Bns dovrebbero salire dagli attuali 30 miliardi di franchi a 80 miliardi.

Questa duplice mossa arriva dopo una fase abbastanza lunga in cui la Bns, presieduta da Philipp Hildebrand, in pratica non aveva preso misure, anche perché i tentativi precedenti di frenare il franco, attraverso l'acquisto di ingenti quantità di euro, non avevano prodotto grandi effetti e si erano invece tradotti in pesanti perdite sui cambi per la banca centrale elvetica. «Attualmente il franco è estremamente sopravvalutato e ciò rappresenta una minaccia per l'economia», ha affermato ieri la Bns, alludendo chiaramente al possibile impatto negativo del super franco sulle esportazioni svizzere. L'analisi trimestrale della situazione economica e monetaria, ha spiegato ancora la Bns, mostra che le prospettive dell'economia mondiale si sono deteriorate. Nelle ultime settimane inoltre il rafforzamento del franco ha segnato una netta accelerazione, di conseguenza le prospettive per l'economia elvetica sono peggiorate. La Bns ha affermato di voler seguire ancora attentamente l'andamento dei mercati dei cambi e che, se necessario, prenderà altre misure.

L'intervento della Bns è arrivato in una giornata in cui il franco, di prima mattina, ha segnato un nuovo record sull'euro, sceso per la prima volta al di sotto di 1,08 franchi, a quota 1,0795. Subito dopo l'annuncio, l'euro ha riguadagnato terreno, sino a 1,1149 franchi , ma il guadagno in seguito si è ridotto ed in serata la quotazione era a 1,0975. Musica analoga per il dollaro, che dal nuovo minimo di 0,7608 franchi è salito dopo l'annuncio sino a 0,7788 per poi scendere in serata a 0,7672, riducendo il guadagno. Per molti esperti della piazza elvetica le misure della Bns rappresentano un buon segnale, anche se la stessa Bns non potrà fare molto di più di fronte a mercati che, sull'onda delle incertezze negli Usa e nell'Eurozona, scelgono il franco come bene rifugio. E anche il bene rifugio per eccellenza, l'oro, continua inarrestabile la sua corsa: a Londra il contratto spot si è arrampicato fino a un massimo di 1.673,19 dollari/oncia. Il fascino del lingotto contagia anche le banche centrali, fra cui quelle di Grecia, Messico, Thailandia, Russia e Corea del Sud: nel primo nel primo semestre del 2011 sono state acquistate 155 tonnellate, il doppio delle 87 registrate nello stesso periodo dello scorso anno.

Intanto, dopo la mossa a sorpresa della Banca nazionale svizzera, la Banca del Giappone (BoJ) procederà domani a un ulteriore allentamento della politica monetaria: il dubbio è se in contemporanea il ministero delle Finanze le darà o meno la direttiva di intervenire direttamente sul mercato dei cambi per cercare con più possibilità di successo di indebolire il superyen. Sono queste le attese prevalenti alla vigilia della riunione del comitato di politica monetaria dell'istituto, alla fine di una giornata di tensione in cui l'indice Nikkei ha perso il 2,1% e lo yen è tornato sotto quota 77, a un passo dal record storico di 76,25 toccato il 17 marzo scorso (e poi contrastato da un intervento coordinato del G7). Questa volta l'iniziativa dovrà essere unilaterale, in un contesto reso più difficile dall'attesa degli investori per i nuovi dati di venerdì sull'occupazione Usa che, se deludenti, potrebbero esercitare altre pressioni ribassiste sul dollaro. Lo spazio di manovra, per la BoJ, è molto limitato: poiché il governatore Masaaki Shirakawa si è sempre detto contrario – per complessi motivi tecnici – ad abbassare i tassi di riferimento allo zero assoluto rispetto all'attuale 0,1%, l'istituto potrà procedere a una sorta di generico allentamento quantitativo, attraverso una espansione dell'acquisto di asset finanziari sia governativi sia privati. Difficile che, da sola, una operazione del genere possa fare la differenza di fronte all'ostinazione degli investitori a considerare lo yen un bene-rifugio.

Se all'unisono il ministro delle Finanze Noda e quello dell'economia Yosano hanno dichiarato che l'attuale livello delle yen non riflette i fondamentali, lo stesso Shirakawa ha parlato di una situazione sfavorevole determinata dalla debolezza del dollaro più che dalla forza intrinseca dello yen. Una divisa nipponica a rischio di nuovi record assoluti ha del paradossale, se si pensa che ieri, in un intervento alla sala stampa estera di Tokyo, il segretario generale del partito di governo, Katsuya Okada, ha dichiarato che adesso è il Giappone a rischiare di non poter pagare gli stipendi e di non onorare le sue obbligazioni. Con i due rami del parlamento a maggioranze diverse (come a Washington), il braccio di ferro tra partito democratico e il principale schieramento di opposizione (liberaldemocratico) lascia in forse l'approvazione della legge di autorizzazione all'emissione di bond a copertura di circa la metà del fabbisogno statale corrente. «Potrebbe essere peggio che negli Stati Uniti», ha detto Okada.

 

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