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Berlusconi si oppone a Bankitalia

Silvio Berlusconi, attraverso gli avvocati Andrea Di Porto, Luigi Medugno e Andrea Saccucci, ha impugnato il provvedimento di Banca d’Italia risalente all’ottobre scorso che imponeva a Fininvest la cessione di un 20% di Mediolanum. L’iniziativa, hanno spiegato ufficialmente i legali dell’ex premier, è stata avviata «nell’interesse» di Berlusconi «e a tutela della sua posizione di socio di Fininvest». In risposta a quel provvedimento il?Biscione si era già attivato per trasferire a un trust nei tempi prescritti, ossia entro tre mesi dalla notifica dell’atto, il pacchetto nel gruppo di Ennio Doris eccedente la quota del 9,9%. Questo avrebbe di fatto sterilizzato la posizione per i successivi 30 mesi, termine entro il quale secondo le indicazioni di Bankitalia la holding avrebbe dovuto vendere realmente la partecipazione. 
Ora ci si interroga su quale possa essere l’effetto della mossa, inattesa, dei legali di Berlusconi. Le interpretazioni, allo stato, non sono univoche ma potrebbe portare a uno “congelamento”, quantomeno temporaneo, del processo di valorizzazione. In che misura è ancora da capire. Dalla holding, al momento, non trapela nulla. Complice anche il fatto che oggi, secondo quanto riferito daRadiocor, sarebbe in calendario un consiglio di amministrazione della finanziaria convocato per discutere del tema. In particolare, il cda era in agenda per definire le modalità di costituzione del trust e il relativo trasferimento della quota. Si vedrà quale sarà l’esito finale del board. Di certo la mossa dei legali dovrà essere attentamente valutata tenendo ben presente l’imperativo di Banca d’Italia.
La decisione di Banca d’Italia
L’istituto guidato da Ignazio Visco il 7 ottobre scorso è intervenuto assieme a Ivass chiedendo lo smobilizzo della quota poiché ha deciso di far valere gli articoli 24 e 25 del Testo unico bancario. L’articolo 19 dispone infatti che Bankitalia è tenuta a valutare la qualità dell’azionista che eccede il 10% del capitale, in questo caso la Fininvest dopo la richiesta di Mediolanum di poter operare come banca, tenendo conto di una serie di criteri in primis il possesso dei requisiti previsti all’articolo 25, ossia quelli di onorabilità. In mancanza dei quali si applica l’articolo 24 che permette a Banca d’Italia di stabilire la quota che deve essere alienata. Silvio Berlusconi, condannato nel processo per i diritti tv Mediaset, ha perso i requisiti di onorabilità (c’è ancora un ricorso sulla sentenza Mediaset alla corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo) e, in quanto controllante indiretto (possiede ancora il 61,21% di Fininvest), deve scontare l’obbligo di alleggerire la propria posizione scendendo dall’attuale 30,1% al 9,9% massimo. Con quali effetti?
Il tema dell’assetto
il provvedimento fimrato dagli uomini di Visco ha avuto come effetto immediato lo scioglimento del patto di sindacato che governava Mediolanum e che vedeva la holding di Berlusconi e la famiglia Doris controllare la società con il 51% complessivo, forti del fatto di aver vincolato un 25,5% del capitale ciascuno. La mossa di Banca d’Italia andrebbe così a ridisegnare tutti gli equilibri azionari. Va ricordato, tuttavia, che la famiglia Doris ha in portafoglio il 40,1% della società, sufficiente per assicurare stabilità nella governance. Ennio Doris a suo tempo aveva pure dichiarato di essere pronto a rilevare parte delle quote eventualmente cedute.
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