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Berlino riattiva il fondo salva-banche

di Alessandro Merli

Il Governo tedesco ha riattivato ieri il fondo per il salvataggio delle banche, Soffin, con una dotazione di 480 miliardi di euro, anche se tutte e sei le banche che secondo le richieste della European Banking Authority dovranno raccogliere 13,1 miliardi di euro di capitale entro metà 2012 stanno cercando di fare a meno del ricorso ai soldi pubblici. La maggiore indiziata, la Commerzbank, il secondo gruppo bancario privato, che deve aumentare il capitale di 5,3 miliardi di euro in base alle indicazioni del'Eba, ha completato ieri il riacquisto di titoli ibridi (a metà fra azioni e obbligazioni), il che ha consentito di innalzare il livello dei fondi propri di 700 milioni di euro.
Il rilancio della Soffin, che era stata creata per venire in soccorso alle banche dopo il collasso di Lehman nel 2008 ed era stata sospesa nel 2010, prevede 400 miliardi di euro per garanzie alle banche e 80 miliardi per ricapitalizzazioni. L'aspetto nuovo più importante, rispetto alla versione originaria della Soffin, è che ora le banche potranno girare all'ente titoli di Stato dei Paesi della periferia dell'Eurozona. In questo modo, il contribuente tedesco finirà per accollarsi almeno in parte il rischio del debito sovrano dei Paesi in difficoltà. Non è chiaro per ora se i titoli che potranno essere ceduti alla Soffin siano solo quelli già in portafoglio oppure anche quelli che le banche acquisteranno in futuro, il che significherebbe un coinvolgimento molto più ampio delle casse pubbliche tedesche nella soluzione della crisi di quanto finora accettato dal Governo e dall'opinione pubblica.
La Soffin avrà la possibilità di cambiare i vertici delle banche in cui interviene, nominando un amministratore, ma non quella di costringerle ad accettare fondi pubblici. Questo per l'opposizione delle banche stesse e di uno dei partiti della coalizione di Governo, i liberaldemocratici della Fdp.
La Commerzbank, che aveva ricevuto 18 miliardi di euro dal Governo tedesco nel precedente salvataggio e che è tuttora per il 25% in mano pubblica, sta cercando in ogni modo di evitare di ricorrere di nuovo alla Soffin, come ha detto più volte il suo amministratore delegato, Martin Blessing, ed essere di fatto nazionalizzata. Ieri ha completato il riacquisto di titoli ibiridi per un valore nominale di 1,27 miliardi di euro al prezzo di 643 milioni, sfruttando lo sconto di questi titoli sul mercato (la banca ha pagato fra il 40 e il 52% del nominale): l'operazione ha consentito di recuperare capitale core tier 1 per 700 milioni di euro, secondo la banca.
La Commerzbank conta poi di far fronte al resto delle richieste dell'Eba con la riduzione di attività rischiose per 2,7 miliardi di euro e vendite di attività non strategiche, tagli di costi e utili non distribuiti per due miliardi di euro. Punterebbe tra l'altro a cedere alla Soffin la propria "bad bank" Eurohypo, alla quale ha trasferito circa 60 miliardi di euro di mutui e altri incagli, ma sta studiando il modo perché questo non figuri come aiuto di Stato. Gli analisti del settore bancario restano per lo più scettici sulla capacità della Commerzbank di cavarsela senza l'intervento pubblico.
Fra le altre banche tedesche, il più importante gruppo privato, la Deutsche Bank, cui l'Eba ha chiesto di raccogliere 3,2 miliardi di euro di capitale core tier 1, ha già dichiarato di essere in grado di farlo senza fare ricorso a fondi pubblici. Helaba e NordLb, coinvolte per importi minori, ritengono a loro volta di poter evitare l'intervento della Soffin grazie all'impegno alla ricapitalizzazione dei propri azionisti, fra cui gli Stati dell'Assia per la prima e della Bassa Sassonia per la seconda.

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