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Berlino: «Più tempo alle riforme» L’Eurogruppo: subito il governo

BRUXELLES — Dopo il voto di Atene la Germania apre, è disposta a ridiscutere i tempi delle riforme rigoriste imposte alla Grecia. Lo dice il suo ministro degli Esteri Guido Westerwelle, alla televisione: «Posso ben immaginare che si riparlerà dell’arco temporale delle riforme». La cancelliera Angela Merkel si è congratulata con il vincitore Antonis Samaras e ha detto di aspettarsi che Atene rispetti gli obblighi europei.
L’esito delle elezioni in Grecia è la svolta che buona parte dell’Europa attendeva, il passaggio dagli ultimatum alla negoziazione. Un passaggio che un domani, chissà, potrebbe valere anche per altri Paesi più grandi schiacciati dalla crisi. Westerwelle aggiunge subito che gli obiettivi delle riforme greche non cambieranno: ciò che Atene ha promesso all’Europa, l’austerità, dovrà mantenerlo; ma «vogliamo che Atene resti nell’euro», il voto sembra confermare che questa è anche la volontà dei greci, dunque si può trattare. Conferma il ministro degli Esteri belga, Didier Reynders, che di affari europei ha lunga esperienza politica: «C’è un margine di dialogo possibile». «I greci si sono pronunciati per riforme di ampia portata» ha detto il responsabile delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Mentre l’Eurogruppo dei ministri finanziari della zona euro auspica «la formazione rapida di un nuovo governo che attui le riforme promesse in cambio di aiuti finanziari».
In tutti i palazzi importanti dell’Eurozona, ieri, la Grecia ha dominato gli ordini del giorno. L’esito del voto greco, percepito ovunque come una sfida riguardante anche l’euro, ha perfino sconvolto i programmi di Angela Merkel: nella notte, ha rinviato di qualche ora la sua partenza per il vertice del G20 in Messico proprio per attendere i risultati elettorali.
Da oltre Atlantico il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha dichiarato: «È nell’interesse di tutti che la Grecia resti nell’area euro rispettando gli impegni per le riforme». Poco prima, avevano diffuso una dichiarazione il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e quello della Ue, Herman Van Rompuy: pur non toccando ancora il tema della Grecia, avevano ribadito la determinazione a lavorare «per un’ulteriore integrazione dell’Unione Europea», ricordando «i significativi sforzi fatti per mantenere la stabilità nell’Eurozona». Parole che, davanti agli exit poll di Atene, potevano tradursi anche in un gran sospiro di sollievo. Ma sono state le parole pronunciate da Westerwelle a lasciare il segno. Prima, il ministro ha piantato dei paletti: «Non vi possono essere dei mutamenti sostanziali agli impegni assunti, non posso davvero immaginare che ci mettiamo di nuovo a discutere dei dettagli». Poi: «Siamo pronti a dimostrare la nostra solidarietà in Europa, però non possiamo accettare che gli impegni presi vengano cancellati». E la disponibilità tedesca a ridiscutere i tempi delle riforme, allora? La spiegazione di Berlino, per bocca di Westerwelle, è quasi un saggio di diplomazia: la Grecia ha vissuto «una paralisi politica nelle ultime settimane», e «i cittadini normali non devono esserne le vittime, soprattutto quelli che hanno già dovuto sopportare dei duri colpi».

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