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Berlino non è al riparo dalla tempesta

di Alessandro Merli

Nemmeno la Germania è immune dalla crisi dell'area euro. Anche se i dati diffusi ieri sul terzo trimestre dicono che l'economia tedesca, insieme a quella francese, ha controbilanciato la contrazione del prodotto interno lordo di diversi altri Paesi, portando la crescita dell'Eurozona a un magro 0,2%. E anche se la ricerca di un rifugio sicuro da parte degli investitori ha portato nuovi flussi verso i titoli di Stato tedeschi, riducendone a un certo punto della seduta i rendimenti a due anni sotto al minimo storico dello 0,3 per cento.

Il Pil tedesco è cresciuto nel periodo luglio-settembre dello 0,5%, in linea con le previsioni di mercato, dopo uno 0,3% del trimestre precedente, e del 2,6% su base annua. Anche se il dettaglio non è ancora stato reso noto, l'Ufficio federale di statistica riconduce la crescita alla spesa per consumi e all'investimento in macchinari, con un contributo quasi nullo dell'export. Al dato del Pil («È ormai storia», secondo l'economista di Capital Economics, Jonathan Loynes), si è però sovrapposto poco dopo l'indice delle aspettative del settore finanziario (analisti e investitori) elaborato dal centro studi Zew di Mannheim, che guarda all'attività nei prossimi sei mesi e che ha registrato il nono calo mensile consecutivo, scendendo ai livelli dell'ottobre 2008, subito dopo il collasso di Lehman. Secondo gli economisti di Hsbc, l'economia tedesca subirà una contrazione già nel trimestre in corso e la prospettive per il 2012 «non sono incoraggianti». Le ultime previsioni della Commissione europea per la Germania indicano una crescita 2012 dello 0,8 per cento.

Michael Schroeder, economista dello Zew, ritiene che l'anno prossimo il Pil avrà segno negativo almeno per un trimestre, probabilmente il primo dell'anno. Nell'analisi del centro studi, l'economia risentirà dell'indebolimento del commercio mondiale e delle conseguenze della crisi del debito sovrano in Europa. Per Thomas Harjes, che lavora a Barclays Capital a Francoforte, la crisi dell'Eurozona peserà soprattutto sugli investimenti delle imprese. Andreas Rees, capoeconomista di Unicredit a Monaco di Baviera, ritiene però che la robustezza dell'economia tedesca non vada sottovalutata e che probabilmente verrà evitata una recessione, anche se un rallentamento sarà inevitabile. Il Governo, ha detto il ministro dell'Economia, il leader liberaldemocratico Philipp Roesler, «non si aspetta una recessione».

I pessimi dati sulla produzione industriale diffusi lunedì scorso e quelli preliminari sull'indice Pmi, che usciranno la prossima settimana e che si prevede saranno negativi, dovrebbero confermare il deterioramento dell'attività in Germania e in Europa. Del resto, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, aveva dichiarato in conferenza stampa il 3 novembre scorso di aspettarsi una «moderata» recessione per l'Eurozona e una netta revisione al ribasso delle previsioni della Bce stessa per il 2012, che verranno pubblicate a dicembre. Sui mercati, si comincia a dare per scontato un altro taglio dei tassi d'interesse da parte della Bce nella riunione del mese prossimo e qualcuno si ionterroga anzi se non verrà infranto il tabù di non abbassarli sotto l'1 per cento.

Gli stessi mercati, peraltro, stanno offrendo alla Germania condizioni di finanziamento straordinariamente basse, in seguito a una fuga da obbligazioni più rischiose che ormai ha coinvolto anche la Francia e, seppure su scala ridotta, persino i titoli di Paesi considerati virtuosi come Austria e Olanda. Il che però ha un impatto sul valore del portafoglio di questi titoli detenuto dalle banche tedesche. I rendimenti dei Bund a due anni hanno chiuso attorno a 0,36 dopo esser stati anche sotto lo 0,3% e quelli decennali a 1,81 dopo esser stati a 1,77. A questi livelli, i prestiti concessi alla Grecia nel primo pacchetto di aiuti (elargito non attraverso l'Efsf ma su base bilaterale), pur fra le proteste dell'opinione pubblica e di parte dei politici, si stanno rivelando, a un tasso del 3,5%, un grosso affare per le casse di Berlino.

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