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Berlino, l’Isis rivendica l’attentato

Rilasciato il profugo pachistano, continua in tutto il Paese una gigantesca caccia all’uomo
«C’è il rischio di ulteriori attacchi a breve». La doccia fredda è arrivata nel primo pomeriggio, quando il capo della polizia federale tedesca ha confermato che in cella c’era «l’uomo sbagliato». Il richiedente asilo pachistano, per ore sospettato di essere l’autore della strage di Berlino, è tornato libero, «per mancanza di prove». Dunque il terrorista (o i terroristi) che lunedì sera ha ucciso dodici persone e ne ha ferite cinquanta, nel cuore della capitale tedesca, investendo con un Tir la folla assiepata al mercatino di Natale della Breitscheidplatz, è ancora libero.
In Germania si è aperta una febbrile caccia all’uomo mentre ieri sera l’Isis ha postato sul web la rivendicazione dell’attacco. «Abbiamo preso l’uomo sbagliato, il vero esecutore dell’attentato è armato, a piede libero, e può fare nuovi danni» ha twittato la polizia, invitando i cittadini a vigilare con particolare attenzione e a non «investigare da soli» ma a chiamare le forze dell’ordine in caso di «comportamenti sospetti».
Un consiglio seguito solo a metà dall’uomo che lunedì, scampato alla strage, nei drammatici momenti seguiti all’irruzione del Tir tra le bancarelle, ha visto scendere dalla cabina e fuggire il presunto terrorista. Lo ha inseguito per due chilometri, fino al Tiergarten, il polmone verde berlinese alla cui estremità svetta la Colonna della Vittoria, con le sue ali dorate. Lì accanto la polizia, chiamata dall’inseguitore, ha fermato il pachistano. Il giovane, un ventitreenne arrivato in Germania alla fine del 2015, si è subito proclamato innocente. In cerca di indizi, le forze speciali hanno eseguito perquisizioni nell’hangar di Tempelhof, l’ex aeroporto berlinese, quello del ponte aereo della Guerra Fredda, trasformato in campo di accoglienza per i profughi. Il sospetto vi aveva soggiornato per un periodo e tuttavia il blitz non ha portato a risultati concreti.
Con il passare delle ore la pista investigativa è diventata sempre più esile fino all’ammissione di aver preso la persona sbagliata. «Non c’è soltanto una pista, gli investigatori ne seguono anche altre» ha detto alla Tv Zdf il ministro dell’Interno Thomas de Maizière. Soprattutto, gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’attacco. Di sicuro c’è il cadavere dell’uomo polacco di 37 anni, rinvenuto all’interno della cabina del Tir. Ariel Zurawski, titolare dell’azienda di spedizioni di Stettino che lo aspettava ieri di rientro da un viaggio iniziato in Italia, a caricare acciaio da portare in Germania, ha detto che l’uomo è suo cugino. Che era alla guida del Tir. Di lui Zurawski aveva perso le tracce la mattina di lunedì ma il Gps ha segnalato una serie di movimenti del mezzo, tra le 16 e le 18, come se qualcuno stesse provando a guidarlo spostandolo a scatti avanti e indietro. Sembrerebbe che il terrorista abbia imparato a guidare il camion dopo aver ucciso il suo autista con un colpo di pistola. Per il momento la polizia non crede che alla guida ci fosse il trentasettenne polacco; l’arma che l’ha ucciso infatti non è stata trovata a bordo del camion.
La probabile fuga del vero terrorista è un altro motivo di rabbia per i tedeschi che si sono scoperti vulnerabili oltre ogni immaginazione. Così il governo ha cercato di rassicurare la popolazione scioccata e infuriata per la facilità con la quale i jihadisti hanno potuto ripetere a Berlino la strage del lungomare di Nizza, nonostane le misure di sicurezza adottate da tempo, nonostanre la Germania fosse nel mirino dell’Isis al pari di Parigi e Bruxelles.
Vista la delicatezza della situazione, è toccato ad Angela Merkel usare per la prima volta ufficialmente la parola «attentato». La cancelliera si è detta «sconvolta, profondamente rattristata» e ha chiesto ai tedeschi di non cedere alla paura ma di trovare la forza di vivere in una Germania «libera, unita, aperta». Mentre Merkel parlava, ieri mattina, il rifugiato pachistano era ancora rinchiuso in cella. Per questo la cancelliera ha ribadito che il governo «continuerà a sostenere chi chiede di integrarsi nel nostro paese».
Nel pomeriggio, stretta in un cappotto nero, Merkel si è recata sul luogo dell’eccidio, accompagnata dal sindaco di Berlino Michael Müller e dal ministro dell’Interno De Maizière. Sull’isola pedonale all’incrocio dei grandi viali del centro di Berlino Ovest sono stati depositati fiori e candele. Soltanto sette delle vittime sono già state identificate, sono tutte tedesche ma tra i dispersi c’è anche una ragazza italiana, Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, di Sulmona, che lavorava da tre anni nella capitale tedesca presso un’azienda di trasporti. Il padre, arrivato per le prove del Dna, non si illude: «Non dovrebbero esserci più dubbi. Aspettiamo conferme».

Roberta Miraglia

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