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Berlino insiste sulle condizioni

La “Signora No” dell’Europa, il cancelliere tedesco Angela Merkel, ha la chance di pronunciare oggi, all’incontro a Roma con i leader di Italia, Francia e Spagna, un sì relativamente a buon mercato sulla proposta italiana di utilizzare i fondi salva-Stati europei per acquistare titoli del debito pubblico e arginare così rendimenti eccessivi. Si tratterebbe infatti di dare l’assenso a un’ipotesi già concordata da quasi un anno, come ha ricordato la stessa signora Merkel. «La possibilità esiste», ha detto, dato che gli statuti dell’Efsf (sulla base delle modifiche introdotte nel 2011) e dell’Esm prevedono già che possano comprare debito pubblico. Osservazione analoga è stata fatta ieri, prima della riunione dell’Eurogruppo, dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble. Il cancelliere ha tenuto subito a puntualizzare che nulla è stato deciso e di non aver visto alcun progetto concreto.
Se qualcuno però pensasse di cambiare i termini degli interventi, allentando la condizionalità cui devono sottoporsi i Paesi destinatari, è pronto il ritorno alla linea del no. Un portavoce del Governo ha ribadito l’opposizione tedesca alla concessione di fondi senza condizioni e a Berlino trapela una certa irritazione per la successione di proposte dei partner europei, che vengono considerate come dei diversivi rispetto all’obiettivo vero di maggior integrazione politica, fiscale e finanziaria, o come una ricerca di scorciatoie in un percorso che invece la Germania ritiene sia attuabile solo nel lungo periodo.
Il negoziato europeo si incrocia per il Governo tedesco con una serie di complicazioni interne, politiche e istituzionali. Ieri mattina, dopo un lungo incontro nel suo ufficio con le opposizioni, il cancelliere ha trovato l’accordo per far passare al Bundestag il 29 giugno, con la richiesta maggioranza di due terzi, l’approvazione del Trattato di stabilità (il “fiscal compact” europeo), da lei fortemente voluto, e dell’Esm, assecondando le richeste di socialdemocratici e verdi sull’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, anche con l’adesione di soli 9 Paesi, e sull’affiancamento delle nuove regole fiscali con un pacchetto di misure per la crescita. Poche ore dopo, però, la Corte costituzionale ha chiesto al presidente della Repubblica di non firmare la ratifica finché la Corte stessa non abbia avuto modo di pronunciarsi su un ricorso avanzato dalla Linke, il partito di estrema sinistra. E il presidente non ha potuto che accettare, il che implicherà il rinvio della ratifica a dopo il 1° luglio, quando l’Esm avrebbe dovuto entrare in funzione. Inoltre, il Governo deve ancora conquistarsi l’assenso, indispensabile per il voto al Bundesrat, la camera alta del Parlamento, da parte dei 16 Länder, gli Stati che compongono la federazione e temono di veder limitata la propria autonomia di bilancio. Nuove trattative sono in programma domenica.
Intanto, un sondaggio diffuso ieri rivela come la crisi dell’Eurozona stia facendo sentire il suo impatto sull’economia tedesca, compreso il settore manifatturiero, la cui tenuta aveva finora assicurato la crescita. L’indice Pmi composito dell’economia tedesca ha accusato a giugno un calo a 48,5, da 49,3 di maggio, mentre quello riferito alla sola manifattura è sceso al livello più basso degli ultimi tre anni, da 45,2 a 44,7 (cifre sotto quota 50 indicano una contrazione). La società Markit che svolge il sondaggio fra gli operatori economici sostiene che nel secondo trimestre il prodotto interno lordo subirà una «marginale caduta». Nel primo trimestre, era stata la crescita della Germania (+0,5%) a consentire che l’Eurozona non scendesse sotto lo zero. Anche il sondaggio condotto fra gli investitori dall’istituto di ricerca Zew ha rivelato nei giorni scorsi un netto deterioramento delle aspettative.

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