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Berlino: “Grecia inadempiente non è un dramma se esce dall’euro”

BERLINO — Torna l’allarme rosso per la Grecia e pesa come un incubo sull’eurozona e sull’economia mondiale a poche ore dalla riapertura, stamane, dei mercati. Il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, il liberale Philipp Roesler, ha detto che Atene «probabilmente non sarà in grado di adempiere alle condizioni della Troika». E ha aggiunto: «Da tempo non penso più che sarebbe un dramma l’uscita della Grecia dall’euro». Il Fondo monetario internazionale (Fmi), secondo l’influente settimanale tedesco Der Spiegel, avrebbe fatto sapere alla Commissione europea che non intende più partecipare a eventuali nuovi pacchetti di aiuti per soccorrere Atene. Quest’ultima notizia, con un insolito, goffo no comment, non è stata smentita dal commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn: «Non sappiamo da dove vengano queste informazioni, non facciamo commenti». E domani la Trojka — cioè il gruppo tripartito di negoziatori dell’Unione europea, della Banca centrale europea e dell’Fmi — torna ad Atene in questo clima sempre più pesante ed incerto. Intanto, dopo Valencia, anche la regione autonoma spagnola della Murcia ha ufficializzato la richiesta di salvataggio al governo di Madrid, esasperando la paura per la crisi della Spagna, un’economia dell’eurozona ben più grossa e difficile da soccorrere (o a lasciar fallire) rispetto a quella ellenica.
Tutto questo accade mentre, almeno fino a settembre, quando si pronuncerà la Corte costituzionale tedesca, il nuovo fondo salva-Stati Esm non potrà decollare, e quello già esistente, l’Efsf, non ha assolutamente fondi a disposizione per affrontare insieme i casi iberico e greco. L’ultima speranza, a breve, è che — come il presidente Mario Draghi ha detto nell’intervista a Le Monde pubblicata ieri da Repubblica — la Banca centrale europea agisca «senza tabù».
«Io sono più che scettico sulle chances di Atene», ha detto Roesler alla prima rete tv pubblica Ard. Aggiungendo: «Per me un’uscita della Grecia dalla moneta unica da tempo non è più un incubo terrorizzante». Ovviamente, ha continuato mettendo le mani avanti, bisogna aspettare il rapporto di settembre della trojka, ma la sua prognosi resta negativa. «Se la Grecia non rispetta più i doveri degli impegni assunti con i creditori, allora non riceverà nuovi pagamenti», ha affermato, spiegando: allora Atene diverrebbe insolvente, e forse arriverà da sola alla decisione di uscire. Chi non realizza riforme e impegni concordati deve accettarne le conseguenze.
Roesler non è solo nel suo scetticismo made in Germany sugli ellenici. Secondo Der Spiegel «la Grecia non ce la fa, potrebbe andare in bancarotta già a settembre». Il pesantissimo avvertimento, secondo il giornale tedesco, sarebbe stato lanciato da alte fonti dell’Fmi ai vertici della Commissione europea. Il Fondo «avrebbe perso la pazienza con Atene, non sarebbe più disposto a mettere altra liquidità a disposizione».
I moniti fanno temere il peggio, dopo una raffica di segnali negli ultimi giorni. Prima il premier ellenico Antonis Samaras aveva affermato che i tagli a breve termine per 11 miliardi non sono realizzabili viste le drammatiche condizioni economiche e sociali della Grecia. Poi il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, aveva avvertito che bisogna riesaminare la situazione: Atene sembra non stia facendo tutto il necessario per ottemperare agli impegni presi con Ue, Bce e Fmi. Di sicuro, sottolinea Der Spiegel, la Grecia non è in grado di ridurre il suo debito sovrano al 120 per cento circa del suo Prodotto interno lordo (Pil) entro il 2020, come concordato con i creditori. E se Atene avrà bisogno di più tempo, la Trojka dovrà concederle tra i dieci e i cinquanta miliardi di euro. Molti governi dell’eurozona non ci stanno. A cominciare da Olanda e Finlandia, che hanno posto la condizione di una partecipazione dell’Fmi a ogni nuovo pacchetto di aiuti.
Dalla Russia, al termine della cena con il gotha dell’imprenditoria, il premier italiano Mario Monti ha detto che l’Italia è solida. Alla domanda se fosse preoccupato per la riapertura dei mercati, Monti ha risposto: «Domani abbiamo una serie di importanti contratti da firmare tra imprese italiane e russa: questa è l’economia reale».

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