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Berlino frena, ma non vuole altre mosse Bce

È ancora difficile capire se si tratti di una nuvola passeggera o se è la prima avvisaglia di un temporale. A luglio la produzione industriale in Germania si è contratta inaspettatamente dell’1,5%, rispetto al mese precedente. Gli analisti si attendevano un numero positivo, anche se modesto. Peraltro, se non fosse stato per il settore delle costruzioni e quello energetico, il tonfo sarebbe stato del 2,3%. Ed è il manifatturiero a pesare.
Dai dati dell’istituto di statistica Destatis emerge che si tratta di una caduta motivata anzitutto da un indebolimento del quadro internazionale. Anzi, Claus Vistesen, capo economista di Pantheon Macroeconomics, sostiene che per capire la caduta di luglio bisogna guardare in particolare a Londra, al referendum su Brexit avvenuto alla fine di giugno.
Sempre a luglio, anche gli ordini dell’industria tedesca, come è emerso nei giorni scorsi, hanno registrato un incremento meno forte delle attese. Ed è lo shock dell’uscita del Regno Unito dalla Ue – anche se ancora tutto da definire nei tempi e nei modi – «il motivo principale» della caduta della produzione industriale di luglio, secondo Vistesen.
Quello della prima economia europea sembra peraltro un raffreddore estivo che fa il paio con il clima registrato dall’indice Markit ad agosto tra i manager tedeschi, crollato ai minimi da tre anni.
Sarà sufficiente a convincere i tedeschi che è tempo che Mario Draghi annunci l’estensione del quantitative easing, dell’acquisto di titoli di Stato e privati, oltre marzo del 2017, come chiede una fetta consistente del mercato e una parte del board Bce? Difficile. Oggi il presidente della Bce riferirà delle decisioni prese dal Consiglio direttivo riunito da ieri a Francoforte. Ma la Germania sembra serena sulla ripresa e propende chiaramente per la tesi che i numeri di luglo siano una nube passeggera anche per la propria economia. L’altroieri il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha scandito in Parlamento «stiamo bene come non mai», elencando la disoccupazione ai minimi e un tasso di crescita che continua a mantenersi soddisfacente, almeno nella percezione di Berlino.
Basterebbe già per capire che i tedeschi non vedono motivi per accentuare le misure straordinarie. In particolare, non ne vede il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, convinto che occorra lasciare più tempo perché gli effetti delle misure approvate nei mesi scorsi come il tltro o le operazioni sui covered bond, possano esplicare i loro effetti. Anche se la Bce formulerà nuove previsioni su Pil e inflazione che potrebbero peggiorare – dunque rafforzando gli argomenti di chi vorrebbe agire – la posizione del governo e quella della Bundesbank, cautissime su ulteriori misure iper espansive, sono state sintetizzate da Schaeuble sempre nel discorso al Bundestag in tre parole. Sui mercati, ha sottolineato davanti ai parlamentari tedeschi, «c’è troppa liquidità».

Tonia Mastrobuoni

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