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Berlino frena ancora e preoccupa l’Europa

L’ombra di Nicolas Sarkozy, invitato alla prossima conferenza congressuale del partito cristiano-democratico di Angela Merkel, non sembra turbare, almeno a parole, la volontà della Francia di lavorare insieme alla Germania in questa fase, «ancora difficile», della crisi europea. Berlino e Parigi vogliono rendere il piano Juncker, al quale è stato espresso «totale sostegno», uno strumento realmente capace di rilanciare crescita e competitività. Contrariamente alle aspettative del governo Valls, i tedeschi non hanno però indicato ieri impegni concreti nel quadro del programma di 300 miliardi di euro annunciato dal presidente della Commissione. 
È la seconda volta che i ministri delle Finanze e dell’Economia si incontrano in meno di due settimane e il «minivertice» svoltosi a Berlino aveva proprio lo scopo di dare una dimostrazione di unità, come avevano anticipato alla vigilia i collaboratori del padrone di casa, Wolfgang Schäuble. Ma il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, non è sembrato attenersi a questo schema, criticando «l’indulgenza» della commissione europea sulle leggi di bilancio di Italia, Francia e Belgio che non rispetterebbero il patto di stabilità. Meglio sarebbe stato, a suo giudizio, che da Bruxelles fosse arrivata una richiesta di modifiche. Il ministro delle Finanze francese Michel Sapin gli ha risposto che il suo governo farà quello che deve per non trasgredire le regole comuni.
Oltre al ministro delle Finanze tedesco e quello dell’Economia (il vicecancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel) e ai loro due colleghi, Michel Sapin e Emmanuel Macron, erano presenti infatti anche la numero due della Banca centrale di Francia, Anne Le Lorier, e il presidente della Bundesbank. Nella conferenza stampa finale Weidmann ha ribadito la sua linea di custode dell’ortodossia. Rispondendo ad una domanda, ha sostenuto che sarebbe «pericoloso» un intervento della Banca centrale europea per manipolare i cambi e far scendere il valore dell’euro. «Ma si tratta di una politica — ha detto — che nessuno, che io sappia, vuole perseguire». E sulla Germania, ha aggiunto, il governo alla fine della settimana rivedrà «in modo più prudente le sue stime sulla crescita del Pil». Il vertice franco-tedesco è stato anche l’occasione per mettere in rilievo l’importanza dell’iniziativa, lanciata insieme all’Italia, contro l’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti nei Paesi dove è minore la pressione fiscale. «Si tratta di un’assoluta priorità», ha detto ieri Sapin illustrando il senso della proposta.
In vista del consiglio europeo di metà dicembre, la partita franco-tedesca si giocherà ora sulla effettiva capacità di realizzare quei programmi comuni che i due Paesi hanno intenzione di delineare con esattezza. «Il nostro obiettivo è di usare il tempo a disposizione per definire alcuni importanti progetti franco-tedeschi, dando sostanza al piano Juncker», ha spiegato Macron. Sono naturalmente ancora ben presenti, più in generale, differenze di impostazione su crescita o rigore. Il clima, però, è sembrato costruttivo. Certo, c’è il rischio che il riapparire dell’asse Merkel-Sarkozy possa irritare il presidente Hollande e i suoi ministri. Schäuble ha dribblato il problema. Gabriel, che è anche il leader dei socialdemocratici, ha osservato che fortunatamente non toccava a lui «rispondere alla domanda più difficile». Una frase, questa, in cui non mancava l’ironia.
Paolo Lepri
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