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Berlino blocca la vigilanza unica

La riforma della vigilanza bancaria in Europa si sta confermando una corsa a ostacoli. I ministri delle Finanze dell’Unione hanno discusso ieri per ore del compromesso frutto di quasi due mesi di negoziati tecnici, senza riuscire a trovare una intesa finale. Il contrasto tra Germania e Francia è stato evidente. La presidenza cipriota però non si è arresa e ha organizzato una nuova riunione dell’Ecofin alla vigilia del consiglio europeo della settimana prossima.
Molti diplomatici avevano avvertito che erano molti i nodi irrisolti di una riforma che prevede il trasferimento della vigilanza bancaria dagli Stati membri alla Banca centrale europea e da cui dipende la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del fondo Esm. I Paesi hanno approfittato della riunione di ieri per elencare i loro disaccordi: dai poteri del consiglio di sorveglianza della Bce alle modalità di voto dell’Autorità bancaria europea, l’organismo che continuerà a regolare il mercato unico.
La voce tedesca è stata quella che ha fatto più rumore, anche se la Germania non è stata l’unica a illustrare chiaramente i suoi obiettivi. «Una muraglia cinese tra sorveglianza bancaria e politica monetaria è una assoluta necessità», ha spiegato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Per ora, il sistema ideato a livello tecnico prevede la nascita di un consiglio di sorveglianza accanto al consiglio direttivo. Quest’ultimo avvalorerebbe le scelte del primo.
«Il diritto dell’ultima decisione non può essere lasciato al consiglio direttivo della Bce», ha precisato Schäuble, preoccupato che la politica monetaria venga inquinata dalla sorveglianza creditizia, e tralasciando per un attimo che lo stesso articolo 127.6 dei Trattati prevede il ruolo della Bce in questo ambito. Per Schäuble è impensabile che l’istituto monetario di Francoforte possa vigilare su 6.000 banche della zona euro da solo, senza l’aiuto delle autorità nazionali dei singoli Paesi.
Proprio la collaborazione tra il centro e la periferia è un aspetto su cui ancora manca un accordo. Chi sarà il responsabile ultimo della vigilanza creditizia: la Bce o l’ente nazionale? Dietro alla posizione tedesca si nascondono vari fattori: la paura di dare il proprio assenso a una riforma molto delicata, che comporta cessione di sovranità e impegno finanziario; ma anche il timore di perdere il controllo delle proprie banche a nove mesi dalle elezioni federali.
Ricordando l’impegno del consiglio europeo di giugno e di ottobre di trasferire la sorveglianza bancaria alla Bce entro fine anno, il ministro delle Finanze Pierre Moscovici ha sottolineato durante una pausa dei lavori di ieri: «Non abbiamo ricevuto alcun mandato per un sistema duale di sorveglianza bancaria che metta a rischio l’idea di una vigilanza unica per alcune delle banche». Mentre la Germania ha tante piccole banche, la Francia ha alcuni grandi istituti di credito.
Parigi teme l’emergere di un sistema che permetterebbe alla Germania di mantenere un più forte controllo sulle proprie banche rispetto alla Francia. Ieri a Bruxelles le delegazioni francese e tedesca si volevano ottimiste sull’esito del prossimo incontro, nonostante le divisioni. Lo stesso Schäuble ha esortato alla ricerca di una soluzione «creativa», soprattutto per quanto riguarda l’equilibrio tra centro e periferia nella sorveglianza e la separazione dei compiti in seno alla Bce.
I francesi potrebbero accettare che il criterio di ripartizione della vigilanza delle banche tra centro e periferia sia legato alla taglia, non al rischio, favorendo così gli istituti in Germania. I tedeschi sarebbero pronti a trovare modi per garantire l’indipendenza della Bce senza riformare i Trattati. Era difficile dire ieri se un accordo sarà possibile entro fine anno; molti diplomatici erano pessimisti. Un’accelerazione potrebbe giungere dai 27 leader di Governo che si riuniranno il 13 e il 14 per un vertice europeo.

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