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Berlino accelera sull’unione bancaria

La Germania cambia marcia sull’unione bancaria. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha dichiarato ieri che si tratta di un «progetto prioritario» e che l’Europa dovrà procedere «rapidamente». Era stato Schaeuble il mese scorso a imprimere una brusca frenata all’iniziativa, che molti ritengono essenziale per superare la crisi dell’euro, ottenendo all’ultima riunione dei ministri finanziari europei che si procedesse solo dopo un cambiamento dei Trattati, un percorso che potrebbe rinviare l’intero progetto di anni.
Ieri, parlando fianco a fianco del ministro dell’Economia francese, Pierre Moscovici, che, insieme ai rappresentanti della Commissione e di altri Paesi, come Italia e Spagna, era stato fra i più critici della posizione tedesca, Schaeuble ha detto che l’urgenza dei problemi dell’eurozona fa sì che non si debba aspettare la riforma dei Trattati per arrivare a una soluzione. «Dobbiamo fare del nostro meglio lavorando sulla base dei Trattati esistenti e, se non riusciamo a ottenere il risultato attraverso le istituzioni europee, lavoreremo a livello intergovernativo, o anche bilaterale», ha affermato il ministro tedesco. Moscovici ha parlato di necessità di compiere «progressi decisivi» entro fine giugno.
Le posizioni altalenanti di Berlino e l’impressione, in alcune occasioni, di diversità di opinione fra Schaeuble e il cancelliere Angela Merkel hanno complicato non poco in questi mesi i progressi nella gestione della crisi europea.
Dei tre elementi principali dell’unione bancaria, l’attribuzione della vigilanza unica a un sistema che abbia al centro la Banca centrale europea è l’unico acclarato. Il secondo, la creazione di un’autorità per la liquidazione delle banche insolventi, appoggiata da un fondo ad hoc, è il punto su cui Schaeuble aveva chiesto la modifica dei Trattati e sul quale la Commissione dovrebbe presentare una proposta entro giugno. Il terzo, la creazione di uno schema comune di garanzia dei depositi, sembra essere stato per il momento accantonato, in favore del mantenimento degli schemi nazionali, e si parla ora solo di armonizzazione. È probabilmente un argomento tabù per la Germania, visto l’avvicinarsi delle elezioni del 22 settembre con un’opinione pubblica sempre meno disposta a impegnare soldi dei contribuenti tedeschi per interventi europei. Con l’uscita di ieri, Schauble, considerato l’unico peso massimo europeista del Governo Merkel, intenderebbe però anche segnalare che la risposta alla minaccia euroscettica del neonato partito Alternativa per la Germania, che chiede la fine dell’unione monetaria, non sarà uno slittamento su posizioni antieuropee. Negli ambienti di Governo si continua pensare che la tattica migliore in vista del voto sia anzi tutto evitare un riattizzarsi della crisi.
Schaeuble e Moscovici hanno cercato di smussare le divergenze anche sulla questione del rigore nella politica di bilancio. «Il dibattito fra austerità e crescita è un equivoco», ha affermato il ministro tedesco, il quale aveva già detto di ritenere che gli obiettivi di bilancio per Parigi possono essere ritardati se verranno fatte le riforme strutturali. Il suo collega francese, che nei giorni scorsi aveva parlato di «fine del dogma dell’austerità», ha sostenuto che i tempi più lunghi concessi alla Spagna e alla Francia per il risanamento dei conti indicano «un cambiamento di rotta». Moscovici ha tenuto a sottlineare che la Francia non abdica ai suoi impegni di responsabilità fiscale ed è «un Paese serio che conduce una politica credibile», ma ha messo l’accento sugli obiettivi strutturali per il bilancio (depurati cioè degli effetti del ciclo economico) e non su quelli nominali. Il ministro francese ha anche avuto parole di plauso per la Banca centrale europea e per il suo ruolo positivo nell’uscita dalla crisi, nel favorire l’aggiustamento dei mercati e la fornitura di liquidità.

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