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Bergoglio, l’ultima rivoluzione super ministro alle finanze lo Ior diventa una piccola banca

Le finanze vaticane cambiano pelle. La riforma voluta da papa Francesco fin dall’inizio del suo pontificato chiedendo al gruppo dei nove cardinali che lo coadiuvano (il C9) di iniziare i propri lavori dai dicasteri economici per troppo tempo fonte di scandali, delinea una nuova mappa dellefunzioni e insieme del potere entro le mura leonine. La Segreteria per l’Economia, guidata dall’australiano prefetto-cardinale George Pell, assume nei fatti la quasi totalità dei poteri, incamerando funzioni che storicamente erano dell’Apsa, e anche in parte dello Ior, il quale torna con questa riforma alle sue origini, un ente di servizio alle opere religiose della Chiesa e non piattaforma per investimenti anche speculativi.

Nulla, all’interno del Torrione Niccolò V sede della oramai ex banca vaticana, sarà più come prima. Certo, la nuova fase sarà guidata dal presidente francese Jean-Baptiste de Franssu al posto del tedesco Ernst von Freyberg che lo accompagnerà (non sempre è stato così in passato) in una transizione “pacifica”. E al suo fianco, nel Consiglio dello stesso Ior, ci saranno volti nuovi: l’americana Mary Ann Glendon e il britannico Michael Hintze, più altri due membri laici non ancora comunicati. Ma è evidente a tutti che d’ora innanzi all’Istituto non si muoverà foglia senza aver ottenuto prima il placet di George Pell, porporato amato da Bergoglio soprattutto per il suo essere decisionista. Uno che al dire fa sempre seguire il fare.
Il “super-ministero” delle finanze diviene il nuovo cuore del potere economico vaticano. Dalla Torre San Giovanni deciderà la politica di budget della Santa Sede (quanto assegnare a ogni singolo dicastero), la gestione dei portafogli della banca vaticana — con la nascita del Vatican Asset management — e soprattutto la presa di possesso dei beni immobili della stessa Santa Sede, storicamente sotto la gestione dell’Apsa, a cui rimane in sostanza la parte finanziaria e alla quale saranno assegnati compiti di Tesoreria dello Stato, funzione fino a oggi definita genericamente come «banca centrale». Non solo: è sotto la Segreteria che finisce anche il controllo del Fondo pensioni vaticano, per il quale è stato nominato un comitato di esperti che entro la fine del 2014 deve valutarne lo stato. Insomma, una riforma vera, che mette sotto il cappello del cardinale Pell — anch’egli membro del C9 — sia un poter reale decisionale sia di influenza.
Molto ha spinto Francesco. È stato lui a voler ricondurre ad unità l’attività di tutti i dicasteri economici, che pure in alcuni casi mantengono la loro specificità, come il Governatorato e Propaganda Fide: resta da vedere se i beni immobili andranno insieme a quelli dell’Apsa e se i lori portafogli di investimenti finanziari rientreranno in futuro (è questo uno dei temi più delicati dei lavori in itinere) sotto la direzione del Vatican Asset management, o se addirittura ne perderanno il controllo, come avvenuto per lo Ior, che infatti manterrà la gestione dei depositi di liquidità e sui titoli in custodia, ma perderà le gestioni patrimoniali. Di certo, la riforma è iniziata. Ad aiutarla, per volere di Pell, anche un piccolo Project Management Office (Pmo), guidato da Danny Casey, già business manager dell’Arcidiocesi di Sydney.
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