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Bergamo alla conta sul rinnovo Ubi

Oggi o al massimo domani la prima lista, la settimana prossima – probabilmente martedì – la seconda, dopo qualche giorno la terza e forse la quarta. Sempre che arrivi. Ma con ogni probabilità sarà corsa a tre, se non a quattro, per il riassetto di Ubi, che il 20 aprile prossimo, in assemblea, dovrà rinnovare i suoi organi.
La vigilia non è rovente – al confronto-scontro si preferisce un’accurata pretattica – ma più calda di quelle che si respiravano prima delle ultime assemblee. Sarà che in generale il clima intorno alle banche italiane non è completamente rasserenato, sarà che il progetto avviato dalla Banca Popolare di Milano di valutare una trasformazione in Spa apre a scenari del tutto nuovi anche in Ubi, ma la sensazione è che il nuovo consiglio di sorveglianza che uscirà dall’assemblea dei soci segnerà, qualunque esso sia, un punto di svolta. Non a caso, alla Fiera di Bergamo sabato 20 aprile ci si attende un’affluenza decisamente superiore alla media: i 3-4mila presenti delle ultime assemblee, infatti, potrebbero diventare anche 5-6mila, record storico per Ubi. Considerato poi che ogni socio, dipendenti esclusi, può raccogliere fino a tre deleghe oltre al proprio voto, più i numeri sono alti più l’esito dell’elezione diventa di fatto imprevedibile.
La lista Jannone
A rompere il ghiaccio con la prima lista, attesa già per oggi o al massimo domani, dovrebbe essere Giorgio Jannone. L’ex deputato Pdl e presidente delle Cartiere Pigna dovrebbe alzare il velo su una lista “federale” che raccoglierà i rappresentanti di sei diverse associazioni di azionisti: 23 nomi in tutto, di cui 8 donne, tra i quali oltre allo stesso Jannone, capolista certo, ci dovrebbe essere anche l’avvocato milanese Vittorio Dotti. «Siamo convinti di poter esprimere la maggioranza in assemblea», dice Jannone, che non si sbilancia sui numeri che potrà spendere in assemblea ma assicura di aver contattato almeno 5mila soci.
La continuità
Lunedì, o più probabilmente martedì (in concomitanza con il bilancio 2012, quasi a rimarcare l’elemento della continuità), sarà invece la volta della lista dell’Associazione Amici di Ubi, a cui fa riferimento anche la governance attuale. Conferme ufficiali per non sono arrivate, ma sembra certo che in lista non figurerà il nome di Francesca Bazoli, che risulta fuori dalla corsa per entrambi i consigli: per la presidenza del consiglio di sorveglianza verrà proposto Andrea Moltrasio e per quello di gestione Franco Polotti.
I bergamaschi
Basterà un bergamasco al posto che più conta per convincere l’anima bergamasca di Ubi? I conti si faranno in assemblea. Certo è che Bergamo sarà probabilmente l’ago della bilancia, chiamato a dare fiducia alla gestione attuale oppure scegliere per un cambio di rotta. Chi scommette su questa seconda opzione è il movimento trasversale che si è creato intorno alla terza lista, coordinata tra gli altri dall’ex dirigente della Popolare Gian Antonio Bonaldi, dal segretario provinciale del Fai Doriano Bendotti e dal presidente di Confcooperative Giuseppe Guerrini. Il capolista ancora non è stato svelato – «ma il nome c’è ed è un ottimo capitano», assicurano i promotori – e anche per la lista si preferisce attendere che gli avversari scoprano le carte; sono chiari, invece, gli obiettivi: «Occorre più attenzione al territorio, in particolare quello di Bergamo dove il 30% delle imprese è cliente del gruppo», dice per tutti Guerrini. Che su un punto, in particolare, è perentorio: «Difendiamo il modello cooperativo, l’unica base su cui impostare qualunque percorso di crescita».
Come a dire che di eventuale trasformazione in Spa, sull’onda del processo imbastito da Bpm, non c’è neanche da parlare. Un tasto, quest’ultimo, su cui invece sembra pronta a battere la quarta, probabile, lista, targata Insieme per Ubi, con i promotori Mario Bianchi e Andrea Rittatore Vonwiller, che più volte hanno caldeggiato l’innovazione del modello federale, pensando che la Spa sia l’approdo più corretto.
Ma il nodo resta Bergamo, con le sue Pmi e la rete di soci che fa capo alla “vecchia” popolare. Considerato che lo statuto della banca consente di fatto a due sole liste di entrare nella sorveglianza, l’eventuale ingresso di uno dei due outsider – i bergamaschi da un lato e Insieme per Ubi dall’altro – potrebbe scompaginare il dualismo Ubi-Jannone che ha contraddistinto la vita del gruppo negli ultimi anni. Statuto alla mano, se la seconda lista ottiene almeno il 30% dei consensi, potrà contare su almeno cinque consiglieri nella sorveglianza (su un totale di 23): se l’associazione Amici di Ubi, espressione della continuità, resta la “squadra da battere”, è probabile che in ogni caso la maggioranza in consiglio non sarà più di quelle bulgare a cui si è assistito in passato.

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