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Beppe e l’ex capo Bce Le due vite «opposte» ora diventate parallele

Le coppie — nella finzione come nella vita — funzionano spesso se sono non omogenee, disallineate, antitetiche, come don Chisciotte e Sancho Panza, Onassis e Maria Callas. Nelle Vite parallele, lo storico Plutarco accoppiò Gaio Mario, cooptato dall’oligarchia dominante per le sue straordinarie competenze militari, e Pirro, re dell’Epiro e astuto stratega. Un demiurgo contemporaneo ha fatto accoppiare Mario Draghi, cooptato dal sistema politico per la sua straordinaria competenza, con Beppe Grillo, astuto stratega del popolo che ha vinto anche l’ultima battaglia su Rousseau. Con la speranza che non sia una «vittoria di Pirro» e non paghi un prezzo troppo alto, il disfacimento dei 5 Stelle.

Grillo e Draghi sono stati per anni il diavolo e l’acqua santa, o viceversa. Per il già comico, poi politico, e per i suoi seguaci, l’altro era un Dracula, un esponente della casta che «ingrassava le banche». Una «Mary Poppins un po’ suonata», un «figlio della troika debole con i forti e forte con i deboli». Draghi di Grillo non si è mai occupato, ma mentre il comico savonaroleggiava gridando contro la dittatura tecnocratica, il futuro premier faceva una grande carriera a base di austerity e rigore.

Vederli insieme ora, toccarsi i gomiti, sorridersi sotto la mascherina, fa una certa impressione. Andrea Cioffi, che era nella delegazione M5S, li racconta così: «Li ho visti incuriositi uno dell’altro, affascinati. Tutto è diverso in loro, la postura, il modo di approcciare, di parlare. Grillo ha vissuto di emozioni, di pensieri, è un visionario, un uomo di cultura. Draghi tutta la vita ha lavorato con le banche, con i numeri. Forse li aiuta ora essere della stessa età».

Grillo è del luglio ’48, Draghi del settembre ’47. Due splendidi settantenni che si scrutano, si studiano, curiosi. Gli anni che passano contano, se è vero che lo stesso Draghi durante le consultazioni ha detto alla delegazione M5S: «So cosa pensate di me, per via delle privatizzazioni. Ma i tempi sono cambiati e vedo il mondo da un altro punto di vista. Ogni azione è conseguente a un momento storico, non avrebbe senso ripetersi». È vero, l’ultimo Draghi è quello che sul Financial Times (e sul Corriere della Sera) ha chiesto un intervento forte dello Stato e al Meeting di Cl ha insistito sulla necessità di investire nella scuola, nell’istruzione, nei giovani. È cambiato anche Grillo. Sembra passato un secolo da quando definiva Dini «un rifiuto extratossico: ha 77 anni e il cervello deteriorato».

Draghi ha concesso un sì al ministero della Transizione chiesto da Grillo. Quest’ultimo lo ha omaggiato con un video surreale dei suoi: «Mi aspettavo il banchiere di Dio, invece è un grillino». Non lo è, ma spiegano dai 5 Stelle, «Mario apprezza la visionarietà di Beppe da tanto».

Il feeling è sicuro ma le distanze restano. Grillo si chiede: «Finge, non finge? Aspetterei le sue dichiarazioni». Ma Draghi non ci pensa nemmeno a parlare. Grillo prova a mettere dei fiori nel bazooka, Draghi sorride. E insiste per la Lega in un governo ampio, in sintonia con il Colle. Grillo dice no alla Lega e cita Platone, che mette in guardia dal voler accontentare tutti. Per la fine della storia, e della strana coppia, bisognerà aspettare, vedremo se mesi o anni.

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