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Benzina, una corsa senza fine

di Maurizio Caprino

C'è tutta una mappa dietro la notizia che ieri il prezzo della benzina ha superato per la seconda volta quota 1,9 euro al litro, con punte verso i due euro: le differenze territoriali sono marcate. Pesano sia le tasse sia le politiche commerciali degli operatori. Ed entrambe variano secondo dove si fa rifornimento: la componente fiscale – che ormai conta per quasi il 60% del costo per i consumatori – dipende anche dalla regione in cui ci si trova, il prezzo stabilito da una singola compagnia può addirittura essere diverso in pompe distanti pochi metri l'una dall'altra.
Orientarsi tra i prezzi è difficile per chi si mette alla guida senza aver prima fatto alcuna ricerca. Un aiuto possono darlo le rilevazioni di YouPetrol, il servizio patrocinato da Nomisma Energia: qui a sinistra sono riportati i valori di ieri. Sono medie regionali, che danno l'idea del livello dei prezzi in 14 regioni italiane (per ora non sono disponibili rilevazioni statistiche sulle altre) e consentono di rendersi conto se un distributore è conveniente in rapporto alla zona.
Colpiscono i prezzi più alti al Centro e al Sud. Ciò non impedisce che anche al Nord si cerchi di risparmiare il più possibile, sfruttando la vicinanza con altri Paesi: ieri a Udine la Guardia di finanza ha denunciato decine di automobilisti che avevano fatto scorte in Slovenia e le trasportavano in taniche (cosa che equivale al contrabbando e può violare i limiti di sicurezza Adr sul trasporto di materie infiammabili).
Al Centro pesa di più la componente fiscale, che riguarda la sola benzina: negli ultimi mesi, l'applicazione della "tassa sulle disgrazie" (si veda a pagina 2) ha fatto salire l'Irba (l'imposta regionale sulla benzina) in Toscana, Marche (prima nella classifica delle regioni più costose), Umbria e Lazio, oltre che in Liguria (che è al secondo posto). Al Sud il problema è soprattutto economico: poca concorrenza, per la difficoltà di importare prodotto e le minori dimensioni del mercato, che si aggiungono ai vincoli imposti da molte leggi regionali (appena alleggeriti dal Dl liberalizzazioni). Non a caso, la grande distribuzione ha iniziato a vendere carburanti in proprio a Nichelino (Torino) nella primavera 2001 e da allora ha puntato in prevalenza sul Nord. Qui hanno attecchito di più anche le pompe bianche, senza il marchio delle compagnie (quindi più libere di approvvigionarsi dove conviene) che hanno iniziato a essere competitivi nel Viterbese negli anni Novanta e ora sono aggressivi soprattutto nel Nord-Est: al Sud finora si segnala per convenienza una sola catena, che negli ultimi anni ha aperto o rilevato alcuni punti vendita nei dintorni di Bari.
Le compagnie hanno reagito differenziando i prezzi sul territorio, abbassandoli dove la concorrenza di grande distribuzione e pompe bianche morde di più. La strategia più sofisticata è quella dell'Eni, che col modello cluster arriva a imporre prezzi diversi persino a due aree di servizio una di fronte all'altra, sulle carreggiate opposte di una superstrada. Un assetto diverso è stato sperimentato dalla Esso in Veneto, col modello grossista, che affida al gestore più libertà.
In questi giorni, l'attenzione degli addetti ai lavori è ancora sull'Eni, che sta lanciando il modello Iperself24: sconti di 10 centesimi (rispetto al prezzo del servito), legati all'avvio di un'automatizzazione completa degli impianti, che dovrebbe sostanzialmente estromettere i gestori. Nell'immediato, il margine di questi ultimi dovrebbe scendere da 3,5 a 2 centesimi al litro. Così alcune organizzazioni di categoria stanno studiando anche azioni legali, contando anche sul fatto che il Dl liberalizzazioni ora impone di concertare nuove forme contrattuali tra gestori e compagnie e qualifica come abuso di dipendenza economica gli ostacoli alla loro attuazione.

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