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Benzina record, verso quota 2 euro

di Gabriele Dossena

MILANO — Anche la soglia di 1 euro e 80 centesimi per un litro di verde è stata sfondata. Di più. In alcune aree il prezzo della benzina ha addirittura superato quota 1,90. Come all'Isola d'Ischia, dove ieri i distributori con l'insegna Eni esponevano il cartello con l'indicazione di 1,906 euro per un litro del prezioso carburante.
Lenta e inesorabile, la corsa dei prezzi dei carburanti ha raggiunto così l'ennesimo record. E viste le premesse, con il barile di petrolio sempre più costoso anche a causa delle tensioni geopolitiche in Iran e Nigeria, c'è già chi si spinge a profetizzare addirittura il traguardo dei 2 euro al litro per il ponte di Pasqua. Che poi significa tra un mese e mezzo.
Già oggi non siamo messi male. Soprattutto nel raffronto europeo. L'Adoc, associazione dei consumatori, ha fatto due conti: «Un anno di rifornimenti costa in media 3.240 euro, il 12% in più della media europea, con un aggravio di spesa pari a circa 350 euro annui». Solo questi ultimi rincari, aggiungono dal Codacons, si traducono in una nuova stangata che equivale a quasi 20 euro in più a ogni pieno.
A spingere i rialzi dei listini ai distributori sono, a monte, le quotazioni internazionali di benzina e gasolio, che continuano a salire a livelli record, intorno ai 630 euro per mille litri, per quanto riguarda la verde, mentre il gasolio si avvicina sempre più a quota 700. Anche il prezzo del petrolio è del resto da qualche giorno in deciso rialzo, sia negli Stati Uniti che a Londra, dove il Brent, il greggio europeo, viaggia abbondantemente sopra i 120 dollari al barile, ai massimi da otto mesi.
Nonostante a livello nazionale i prezzi finali ai distributori, sia della benzina che del gasolio, risultino assai differenziati, a seconda del grado di concorrenza e di apertura del mercato e anche dell'ammontare delle addizionali regionali, l'allarme sul caro-carburanti è scattato: dalle associazioni degli agricoltori, a quelle dei consumatori ai sindacati è un coro all'unisono per sollecitare interventi concreti da parte del governo. Fino a rispolverare l'idea di sterilizzare il carico fiscale (che oggi pesa per il 60% sul prezzo di ogni litro di benzina, per il 54% sul gasolio), proposta peraltro lanciata più di dieci anni fa da Pier Luigi Bersani prima e da Enrico Letta poi, quando entrambi erano ministri dell'Industria. Sull'argomento è tornato ieri il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, sollecitando il governo affinché «affronti davvero di petto la questione, sterilizzando le accise e l'Iva perché la situazione per i lavoratori e le imprese sta diventando davvero insostenibile».
Adusbef e Federconsumatori hanno calcolato che, rispetto a un anno fa, i soli rincari dei carburanti hanno comportato ricadute di 420 euro per la benzina e di 480 euro per il gasolio. E il leader della Cisl rincara la dose con le accuse: «Il governo non può pensare di fare le orecchie da mercante continuando a incassare senza colpo ferire le accise e l'Iva. Ben venga una maggiore concorrenza e anche una razionalizzazione nella rete di distribuzione dei carburanti. Ben vengano più controlli dell'Antitrust sul rispetto delle regole di mercato nei prezzi di benzina e gasolio. Ma il cuore del problema italiano resta quello delle troppe accise, alcune addirittura vecchie di cinquant'anni, e l'Iva che moltiplica il prezzo dei carburanti portandolo a valori esorbitanti».
Due sole cifre per inquadrare meglio il problema: nel solo mese di gennaio sono stati spesi dagli automobilisti, tra benzina e gasolio, 5,3 miliardi (il 20% in più rispetto al gennaio 2011) e con consumi che, solo per il gasolio, il mese scorso sono diminuiti del 3,4%. Ma l'incremento del gettito per le casse del Fisco è stato ben superiore: da 2,22 miliardi a 2,88, con un aumento del 29,6%. In soldoni, 658 milioni in più.

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