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Benzina inarrestabile, stangata a Pasqua

di Gabriele Dossena

MILANO — E chi la ferma più? La corsa dei prezzi della benzina sembra proprio inarrestabile: il raggiungimento della soglia psicologica dei 2 euro al litro potrebbe essere (salvo miracoli imprevisti o interventi improbabili) la «sorpresa» dell'uovo di Pasqua per milioni di automobilisti italiani.
Dopo l'ultimo «ritocco» all'insù di 1 centesimo al litro scattato sulla rete Eni, e con i rincari registrati ieri (1,908 per un litro di verde ai gestori Ip; con punte di 1,982 al Sud), il traguardo dei 2 euro appare ormai a portata di mano — o meglio, di distributore — assai più di quanto si immagini.
Anche il gasolio ha fatto registrare il suo nuovo record, toccando quota 1,795 al litro nelle stazioni Shell. E anche in questo caso, con picchi fino a 1,825 al litro nelle regioni meridionali.
Questo è il risultato di una raffica di aumenti al ritmo di uno ogni tre giorni dall'inizio dell'anno. Anche se, come denunciano i gestori aderenti all'organizzazione sindacale Fegica, gli ultimi rincari sono scattati «mentre i prezzi internazionali e sul libero mercato, il cosiddetto extrarete, sono in discesa».
Per completare il quadro, va inoltre rilevata l'impennata del Gpl: i prezzi di questo carburante alternativo, senza emissioni inquinanti e soprattutto più economico rispetto a quelli tradizionali (grazie anche alle minori accise che pesano in maniera limitata sul prezzo finale), sono infatti schizzati a ridosso di 1 euro al litro. Dall'inizio dell'anno il costo è cresciuto da 0,748 euro a 0,884, con punte di 0,982 euro al litro registrate ieri. In pratica, nell'arco di tre mesi il Gpl ha fatto un balzo del 31%.
Ecco quindi invocare da più parti la necessità che il governo intervenga, introducendo la cosiddetta «accisa mobile»: un meccanismo, già previsto dalla Finanziaria del 2008, che prevede una riduzione trimestrale delle accise compensata dalle maggiori entrate dell'Iva che lo Stato incassa a ogni aumento del prezzo dei prodotti petroliferi. In altri termini, tenuto conto che più sale il prezzo della materia prima più crescono gli introiti fiscali per l'Erario, con l'accisa mobile questo «extra gettito» può essere utilizzato successivamente per sterilizzare l'accisa. Il risultato garantirebbe così un alleggerimento del carico di tasse a ogni rifornimento.
Intanto però, quella che sta arrivando si prefigura come una Pasqua all'insegna dei rincari su tutti i fronti. Il Codacons ha quantificato in almeno 17 euro e mezzo l'aumento di un pieno per un'auto di media cilindrata rispetto a un anno fa. Tanto da ipotizzare un calo del 20% di quanti, per effetto del caro-benzina, si metteranno in viaggio durante le feste pasquali, anche solo per le tradizionali gite fuori porta.
Anche la Coldiretti non nasconde la preoccupazione: con il pieno arrivato a 95 euro come valore medio, è stato superato il costo della spesa per il pranzo di Pasqua. E la Cia, Confederazione italiana agricoltori, lancia l'allarme sulle conseguenze che tutti questi aumenti dei carburanti scateneranno inevitabilmente sul carrello della spesa, considerando che gli alimenti che finiscono sulla nostra tavola nell'80% dei casi arrivano tramite camion, e che i costi del trasporto incidono per circa un terzo sui prezzi finali. Secondo la Cia, il pranzo di Pasqua lieviterà dunque di 15-20 euro a famiglia, mentre le aziende agricole subiscono l'aumento dei costi produttivi, con il gasolio agricolo raddoppiato in meno di un anno, a fronte di un calo dei consumi.
 

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