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Benzina, i ribassi non si fermano

Continua la discesa senza freni di petrolio e carburanti. Ieri la guerra non dichiarata tra i produttori dell’Opec e quelli “indipendenti” esterni al cartello fa scendere nuovamente i listini del greggio – sia il Wti statunitense che il Brent, prodotto di riferimento europeo – a quote che pochi osavano immaginare soltanto qualche mese fa.
Nessuno dei contendenti per il momento fa un passo indietro allentando la presa sulla produzione. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno superato ai primi di gennaio il picco storico di esportazione con oltre mezzo milione di barili. I big dell’Opec, nel frattempo, non si organizzano per tagliare la produzione e riportare quindi i prezzi oltre 60 dollari, definita dagli osservatori come la quota intermedia che potrebbe calmare il mercato assicurando stabilità e un minimo di inflazione. Al momento l’Opec non ha in calendario riunioni straordinarie e la prossima è prevista a giugno. Ecco dunque il motivo di questo vero e proprio crollo dei listini, che ieri ha raggiunto i minimi dal 2009.
La soglia psicologica dei 50 dollari è stata infranta in mattinata proprio dal Brent rimasto in bilico poco sopra questa cifra che non toccava da quasi sei anni. Lo stesso è accaduto per i contratti di febbraio trattati dal greggio a New York che ieri hanno ballato poco sopra i 46 dollari fino a tornare a “vedere” i 48 dollari al barile.
E da qui ad nuovo pesante tonfo per le quotazioni dei carburanti alla pompa passerà poco tempo. Già ieri quasi tutte le compagnie hanno risposto con nuovi cali al ribasso deciso lunedì dall’Eni. Quindi quella appena trascorsa è stata una Befana generosa per gli automobilisti italiani che per anni hanno assistito ad aumenti vertiginosi dei prezzi della verde e del diesel. Oggi il costo di un pieno è inferiore di quasi un quarto rispetto a un anno fa.
Secondo Quotidiano Energia, i prezzi raccomandati scendono per tutti i marchi e raggiungono nuovi record positivi nel caso delle pompe bianche, più a buon mercato rispetto alle compagnie “tradizionali”: Ip scende di 1,5 centesimi al litro; Totalerg di 2; Q8 di un centesimo; Esso cala di 1,5 centesimi; Tamoil giù di 2 e Shell di uno. Anche sul gpl discese generalizzate tra 1 e 2 centesimi.
In generale i prezzi si sono ormai collocati in una fascia media di 1,45 euro al litro per la verde e sotto 1,4 per il gasolio. Leggermente più cari, secondo Qe, i listini per il prodotto servito: la benzina va oggi da 1,574 euro al litro di Eni a 1,614 di Shell (come le no-logo a 1,452). Per il diesel si passa da 1,509 al litro di Eni a 1,544 di Tamoil mentre le no—logo sono a 1,361. Il gpl, infine, si muove tra 0,604 euro al litro di Eni e 0,629 di Shell con le no-logo a 0,601.
Le punte minime sempre sul servito (e quindi ad esclusione degli impianti senza marchio che sono più convenienti) nel Nord Italia si attestano a 1,478 al litro per la benzina, a 1,464 per il diesel e a 0,566 per il gpl.
Dall’Istat arrivano numeri inequivocabili, relativi a dicembre. Il prezzo della benzina diminuisce del 4,1% rispetto al mese precedente e fa registrare un calo annuo (-7,5%) molto più ampio di quello rilevato a novembre (-2,3%). Il prezzo del gasolio per mezzi di trasporto segna un decremento congiunturale pari a -3,8%, con una decisa accentuazione della flessione annua (-9,0%, da – 4,3% del mese precedente). I prezzi degli “altri carburanti” diminuiscono su base mensile del 4,6% e registrano un calo su base annua (-14%) di ampiezza quasi tripla rispetto a quella rilevata a novembre (5,4%).
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