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Benzina e alimentari spingono l’inflazione

ROMA — Trasporti, carburanti e alimentari fanno correre l’inflazione spingendola al livello più alto dal 2008. A febbraio, secondo le stime Istat, i prezzi al consumo sono saliti dello 0,3%su mese e del 2,4%su anno. Al netto dei beni energetici l'aumento sarebbe dell'1,8%. Intanto sul fronte dei conti pubblici, il Pil nel 2010 cresce all'1,3%, meglio delle stime. Continua a preoccupare invece la disoccupazione giovanile: quasi un giovane su tre è senza lavoro. Tornando ai prezzi, quello della benzina segna un aumento anno su anno dell’ 11,8%, quello del gasolio del 18%. Tra i beni alimentari segnano rialzi consistenti la frutta (+2,4%) e i formaggi e latticini (+3,7%). Quanto ai trasporti, quello ferroviario registra un rialzo del 4%, quello marittimo del 26,2%, mentre le assicurazioni sui mezzi di trasporto fanno un balzo del 5,9%. «Preoccupa— ammette il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi — la dinamica dei prezzi energetici e delle materie prime alimentari, sospinta dalla domanda dei Paesi emergenti, dai fattori di instabilità e dalle pressioni speculative» . Per Cgil l'aumento dell'inflazione a febbraio «conferma il fallimento delle manovre del governo» e la necessità di una riforma fiscale. «Nel 2010 i prezzi dei prodotti delle grandi marche hanno avuto un trend deflattivo» precisa Luigi Bordoni, presidente di Centromarca. Secondo la Commissione europea, in Italia l'inflazione annuale quest'anno dovrebbe attestarsi a quota 2,2%, come in Germania, ma un po’ di più dell’ 1,8%stimato a novembre. Farà meglio la Francia (2%), peggio la Spagna (+2,4%) e il Regno Unito (+3,4%). Le previsioni per l’Italia sono in linea con quelle europee, visto che nell'Eurozona l’inflazione si collocherà al 2,2%e nella Ue-27 al 2,5%quattro punti in più sulle precedenti stime. Il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, spiega come, al netto del caro-greggio, l'inflazione rimane generalmente sotto controllo. Ma gli occhi restano puntati sugli sviluppi in Nord Africa. Intanto l’Istat registra per il Pil italiano nel 2010 una crescita migliore delle previsioni: +1,3%rispetto al 1,1%stimato in precedenza dallo stesso istituto e al +1,2%contenuto nella Dfp (decisione di finanza pubblica). Il dato italiano è uguale a quello del Regno Unito, ma inferiore a quello francese (+1,6%) e a quello tedesco (+3,6%). Dall’Unione europea giunge l’invito ad accelerare sulle riforme e sulla riduzione del debito che ormai, in rapporto al Pil, è salito a livelli record: 119%rispetto al 116,1%del 2009. Migliora invece il deficit della pubblica amministrazione: al 4,6%del Pil contro il 5,4%del 2009. La pressione fiscale scende al 42,6%dal 43,1%ma le minori entrate del fisco vanno depurate dall’effetto dello scudo fiscale. Migliora l'avanzo primario restando negativo: -0,1%del Pil rispetto al -0,7%del 2009. Anche i dati sul fabbisogno a febbraio migliorano: 8 miliardi, cinque in meno dello stesso mese del 2010. Soddisfatto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: «I buoni risultati di oggi— commenta — sono la conseguenza dei buoni principi di sempre. Non abbiamo seguito le mode passeggere ma perseguito il bene comune» . E ancora: «Con la bussola giusta, con i piedi per terra un passo dopo l'altro, gli italiani e l'Italia stanno andando nella giusta direzione» . Ma la Commissione Ue nel rivedere al rialzo le previsioni di crescita dell’Ue e dell'Eurozona, rispettivamente all'1,8%e all'1,6%, lascia quelle italiane all'1,1%, contro il 2,4%della Germania e l’ 1,7%della Francia. Il Pd parla di «un Paese fermo e che ancora non riesce a recuperare in termini di crescita e concorrenzialità» .

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