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Beni rivalutati, sospensione in dote

La legge di stabilità 2014 ripropone la rivalutazione dei beni d’impresa: si tratta di una norma a carattere temporaneo e facoltativo che interessa i beni materiali e immateriali e le partecipazioni in società controllate e collegate. A differenza dell’ultima legge di rivalutazione (Dl 185/2008), non è ammessa la sola rivalutazione contabile, in assenza di quella fiscale. In tal senso depone il diverso tenore letterale delle disposizioni.
La struttura normativa è quella classica: tutte le imprese possono rivalutare e ottenere il riconoscimento dei maggiori valori anche ai fini tributari in contropartita di un saldo in sospensione d’imposta, con il pagamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap del 16% per i beni ammortizzabili e del 12% sugli altri beni. La rivalutazione deve avvenire per categorie omogenee; va quindi estesa a tutti i beni appartenenti alla medesima categoria (articolo 4 del Dm 162/2001). I maggiori ammortamenti contabili “gravano”, secondo la dottrina prevalente, sul bilancio 2014 ancorché la rivalutazione vada eseguita nel bilancio 2013. Dal punto di vista fiscale, invece, i benefici in termini di quote di ammortamento deducibili, di minori plusvalenze e di maggiori plafond delle spese di manutenzione sono differiti al 2016. Nel caso di cessione/assegnazione del bene rivalutato, prima dell’inizio del 2017, ai fini della determinazione delle plusvalenze si ha riguardo al costo del bene prima della rivalutazione.
Le imprese possono avvalersi anche di un altro strumento che permette il riconoscimento fiscale di maggiori valori dei beni iscritti in bilancio rispetto a quelli che hanno assunto fiscale rilevanza: si tratta del riallineamento. È un’operazione autonoma rispetto alla rivalutazione ma che può combinarsi con essa: in tal caso, il riallineamento consente di coprire il differenziale preesistente tra valori civili e fiscali dei beni; oltre tale importo, il riconoscimento dei maggiori valori, nei limiti del valore economico, è affidato alla rivalutazione. Rispetto alla rivalutazione, il riallineamento ha minori effetti sul bilancio proprio perché agisce, fiscalmente, su valori contabili già espressi, anche se, evidentemente, può determinare l’eliminazione di imposte differite. L’ambito oggettivo di applicazione è il medesimo della rivalutazione e le differenze suscettibili di riallineamento sono quelle esistenti a chiusura dell’esercizio 2012, ove non siano state già recuperate a tassazione, secondo le regole ordinarie, nell’esercizio 2013 oggetto di riallineamento.
Il riallineamento, a differenza della rivalutazione, può essere fatto valere anche su singoli beni in quanto non è necessario rispettare le categorie omogenee. Non è, tuttavia, ammesso il riallineamento parziale: va riallineato tutto il differenziale esistente. L’opzione per il riallineamento comporta l’onere di iscrizione in bilancio di un’apposita riserva cui si applica la stessa disciplina del saldo di rivalutazione, tenendo tuttavia presente che la riserva esprime un vincolo di natura esclusivamente fiscale.
Il successo o meno del regime di rivalutazione/riallineamento dei beni dipenderà da una serie di variabili, anche aleatorie. Dal punto di vista delle imprese, la convenienza o meno a utilizzare il regime di rivalutazione non può prescindere, in linea generale, dalla verifica del differenziale tra i valori di mercato e i valori fiscali dei cespiti, dalle condizioni di liquidità e dalle prospettive di realizzo futuro del bene rivalutato. Un ruolo chiave sarà giocato dall’andamento degli ultimi anni dei valori di mercato degli immobili, le possibilità di rivalutazione concesse in anni recenti, le condizioni di liquidità e, ovviamente, la misura dell’imposta sostitutiva. Va osservato, inoltre, che nel nostro ordinamento sono ormai a regime due norme di riallineamento che consentono il riconoscimento fiscale dei maggiori valori contabili derivanti da operazioni di riorganizzazione e che, pertanto, “erodono” il campo di applicazione di leggi di rivalutazioni specifiche. Basti pensare che fra le differenze di valore che potevano essere riallineate in base alla legge 266/2005 c’erano anche quelle prodotte da operazioni di fusione e di scissione che sono oggi ordinariamente affrancabili in base agli articoli 172, comma 10-bis e 173, comma 15-bis del Tuir. Infine, scarso appeal ha la rivalutazione di partecipazioni con i requisiti per la Pex.

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