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Beni pubblici con flessibilità

di Giovanni Negri

Bene pubblico anche senza proprietà dello Stato. Flessibilità nell'attribuzione dei beni al demanio. Impegno dello Stato a una governance che renda effettive le varie forme di godimento e di uso pubblico. La Cassazione, nella sentenza delle Sezioni unite civile n. 3811 depositata ieri, fa il punto sulla natura e le condizioni dei beni da considerare di rilevanza pubblica. E lo fa risolvendo una causa che aveva visto una società a responsabilità limitata che ha costruito un complesso edilizio nella laguna di Venezia all'amministrazione pubblica. Le Sezioni unite hanno concluso per la natura pubblica della valli di pesca in comunicazione per parte dell'anno con il mare aperto

La Cassazione ricostruisce il tessuto normativo che conduce alla determinazione del bene pubblico, sottolineando innanzitutto che il riferimento del Codice civile è ormai del tutto insufficiente: va infatti integrato con le misure successive alle disposizioni del 1942, a partire da quelle costituzionali. E qui vengono in primo piano norme come quelle dell'articolo 9 della Costituzione sulla tutela del paesaggio oppure come l'articolo 42 sul riconoscimento dell'esistenza di una duplice forma di proprietà. Emerge allora «l'esigenza interpretativa di "guardare" al tema dei beni pubblici oltre una visione prettamente patrimonaile-proprietaria per approdare ad una prospettiva personale collettivistica». Non più lo Stato apparato quindi, ma lo Stato collettività.

In questo senso, ad attenuarsi è il vincolo di proprietà, quando, per esempio, un bene immobile, indipendentemente dalla sua titolarità, ha una particolare connotazione, come quella ambientale, tale da essere collegato alla realizzazione degli interessi di tutti i cittadini. Naturalmente vale poi anche una sorta di contraltare, con forme di trasferimento dei beni appartenenti al demanio: «se quindi da un lato sono già ipotizzabili nel nostro ordinamento norme caratterizzanti il godimento e la fruizione, a vario titolo, di beni da parte della collettività, dall'altro lato, altre norme risultano destinate a scindere il binomio bene pubblico demaniale-indisponibilità, nel senso che prevedono il trasferimento, sulla base di determinati presupposti e in relazione a specifici fini, di beni dello Stato».

Diventano cioè aspetti «scindibili» la proprietà pubblica del bene e la destinazione dello stesso ad usi e finalità pubbliche. In questo quadro devono essere incasellate, nella ricostruzione delle Sezioni unite, le leggi che hanno per oggetto la trasformazione degli enti pubblici economici in società per azioni o il trasferimento a società di capitali di beni pubblici da parte degli enti locali.

Quanto alla demanialità, rilevante nel caso in questione, le Sezioni unite avvertono che questa esprime una duplice appartenenza alla collettività e all'ente deputato, con la seconda ad avere caratteristiche soprattutto "di servizio" perché è l'ente che deve assicurare la conservazione delle caratteristiche del bene e la loro fruizione da parte del pubblico. Ed è a questo punto che la sentenza parla esplicitamente di «oneri di una governance» che renda effettive le varie forme di godimento e di uso pubblico del bene.

 

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