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Beni espropriati, prezzi ridotti

Prezzo dei beni espropriati ridotto «fino alla metà», dopo tre aste giudiziarie andate a vuoto per favorirne la vendita. E via libera all’abrogazione (quattro anni dopo la sua introduzione, con la legge 92/2012) del cosiddetto «rito Fornero», il procedimento «rapido» applicato alle controversie sui licenziamenti illegittimi nelle ipotesi regolate dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, a beneficio di una corsia preferenziale per questo tipo di cause. Sono le novità del ddl delega sull’efficienza del processo civile (C. 2953-A e abb.), che ha superato ieri il primo passaggio parlamentare nell’aula della camera con 261 sì, 134 no e 29 astenuti, e ora è al vaglio dei senatori. Il provvedimento è finalizzato a riordinare tanto le strutture giudiziarie, quanto a semplificare i dibattimenti, anche grazie alla negoziazione. Nei tribunali di giustizia ordinaria vi saranno sezioni e gruppi specializzati per la persona, la famiglia e i minori, con particolare attenzione anche alle vittime vulnerabili, che si occuperanno, fra l’altro, di separazioni, divorzi e adozioni; a essere potenziato il tribunale per le imprese, che tratterà la concorrenza sleale, la pubblicità ingannevole e quella comparativa, insieme ai casi di «class action» e a tutte le controversie societarie, dando ulteriore slancio alle sedi, come sottolineato dal ministro della giustizia Andrea Orlando, già adesso «in grado di arrivare a sentenza nell’80% dei casi in meno di un anno» (si veda ItaliaOggi dell’8/3/16). Per snellire il carico giudiziario il ddl prevede un doppio binario a seconda della complessità giuridica delle controversie e della loro rilevanza economica: per quelle più semplici la decisione spetterà al giudice monocratico (che dovrà fissare la prima udienza entro tre mesi), quelle impegnative (anche finanziariamente) saranno trattate dal tribunale collegiale col rito ordinario. Tempi più stretti per l’appello, o per il ricorso in Cassazione, giacché i termini (di 30 e 60 giorni) «decorrono esclusivamente dalla comunicazione di regola per via telematica del provvedimento», mandando in soffitta il termine lungo di sei mesi che oggi, «in mancanza di notifica di parte, decorre dalla pubblicazione della sentenza». La disciplina modifica i procedimenti di esecuzione forzata, stabilendo che i beni immobili vengano messi all’incanto per via telematica (salvo non sia ritenuto dal giudice «pregiudizievole per gli interessi dei creditori, o per il sollecito svolgimento» dell’assegnazione dei patrimoni) e, dopo la terza asta infruttuosa, il magistrato potrà disporre un ribasso graduale del prezzo (fino alla metà di quello precedente); i beni di uso quotidiano di modesto valore non potranno essere pignorati, così come gli animali da compagnia. Il testo, oltre a sancire la stretta per le «liti temerarie» e a conferire maggiore efficacia alle ingiunzioni di pagamento (si veda la tabella nella pagina), premia i tribunali «virtuosi», quelli, cioè, che proveranno di essersi impegnati nell’abbattimento dell’arretrato civile. Il 40% delle risorse dei fondi per l’incentivazione del personale sarà destinato agli uffici senza più pendenze ultradecennali, il 35% alle sedi con pendenze «ultratriennali (in primo grado) e ultrabiennali (in appello) inferiori a un quinto dei procedimenti iscritti». E il resto ai tribunali che abbiano smaltito il 10% del carico.

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