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Beni difettosi, liti nei Paesi d’origine

Il consumatore che ha acquistato un bene difettoso prodotto in un Paese Ue diverso da quello in cui risiede, per promuovere l’azione di responsabilità deve rivolgersi al giudice dello Stato di fabbricazione. Lo ha chiarito la Corte di giustizia dell’Unione europea che, con la pronuncia del 16 gennaio 2014 (causa C-45/13, Kainz) è tornata sulla questione dell’individuazione del giudice competente a risolvere una controversia transnazionale in materia civile e commerciale nel caso di azioni di responsabilità per prodotti difettosi. E lo ha fatto con una sentenza che, da un lato, consente una maggiore chiarezza e prevedibilità nell’individuazione del giudice competente e, però, dall’altro lato, sembra tutelare meno il danneggiato.
I giudici hanno spiegato che è il luogo di produzione del bene che deve essere considerato come quello del fatto generatore del danno. Di conseguenza, in base all’articolo 5, paragrafo 3 del regolamento Bruxelles I 44/2001 sulla competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (che dal 10 gennaio 2015 sarà sostituito dal regolamento 1215/2012, Bruxelles I bis, del 12 dicembre 2012) è in quello Stato che deve essere radicata la giurisdizione. La norma, infatti, che si occupa delle competenze speciali, dispone che in materia di illeciti civili dolosi o colposi è competente il giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire. Per la Corte, nei casi di responsabilità da prodotti difettosi, in linea di principio, questo è il luogo in cui il prodotto è stato fabbricato.
Il caso
Questi i fatti che hanno portato alla pronuncia della Corte. Un cittadino residente in Austria aveva comprato nel suo Paese una bicicletta, fabbricata, però, da una società con sede in Germania. Un classico caso di controversia transfrontaliera. Il consumatore, infatti, mentre utilizzava il veicolo in Germania era caduto, riportando lesioni. Di conseguenza, aveva avviato l’azione contro il produttore in Austria, ritenendo che la causa della caduta fosse imputabile a un difetto di produzione. Per giustificare la competenza del giudice austriaco, il consumatore aveva invocato l’articolo 5, punto 3, del regolamento, relativo alle competenze speciali, ritenendo che il fatto generatore del danno fosse in Austria perché qui il bene era stato messo a disposizione del consumatore. La società tedesca convenuta aveva eccepito il difetto di giurisdizione. Una tesi condivisa dai giudici di primo e secondo grado che hanno escluso di potersi pronunciare. La Corte di cassazione, avendo dubbi sulla corretta interpretazione dell’articolo 5, ha chiamato in aiuto la Corte Ue.
La decisione
Chiarito che le nozioni del regolamento devono essere interpretate in modo autonomo, prescindendo dalle qualificazioni proprie dei diversi Stati membri, i giudici Ue hanno puntato a raggiungere, nell’interpretazione, quella che consentisse di salvaguardare il risultato perseguito dal regolamento, ossia la prevedibilità nell’individuazione del giudice competente. Nel caso delle azioni di responsabilità per danno da prodotti difettosi, il fatto che genera il danno è quello della produzione del bene e, di conseguenza, dovrà essere affidata la competenza al giudice del luogo in cui si è realizzato il fatto che ha danneggiato il prodotto, che è quello della produzione. In via generale, quindi, la giurisdizione è del giudice dello Stato membro in cui il prodotto è stato fabbricato. Una scelta – precisa la Corte Ue – che non solo permette di individuare in anticipo e con certezza il giudice competente, a vantaggio sia del consumatore sia del produttore, ma consente anche di raccogliere in modo più efficace i mezzi di prova per dimostrare il difetto del prodotto. Senza dimenticare che, in questo modo, si mantiene il nesso di collegamento «particolarmente stretto tra la contestazione e il giudice del luogo in cui il fatto dannoso si è prodotto».

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