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Beni delle società, cura antielusione

Passa da una comunicazione all'Agenzia delle entrate il trattamento fiscale dei beni di comodo riferibili solo formalmente a una società ma effettivamente utilizzati dai soci o dai familiari dell'imprenditore. Da un punto di vista reddituale sull'utilizzatore si avrà una sorta di trattamento dei beni in questione come se si trattasse di un benefit mentre, sulla società, il relativo costo, in termini ad esempio di ammortamento, sarà indeducibile. Anche se, in alcuni casi, i costi in questione sono già sterilizzati nella determinazione del reddito di impresa. È questo l'effetto dell'intervento, anch'esso con finalità anti elusive, introdotto in sede di conversione del decreto legge n. 138 del 2011 finalizzato alla tassazione dei beni delle società che, in concreto, sono utilizzati dai soci.

Le conseguenze di natura reddituale. L'intervento normativo disciplina i due aspetti legati all'attribuzione di un bene societario alla sfera personale del socio:

– dal punto di vista della persona fisica si genera un reddito diverso pari alla differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per il godimento del bene. Nella sostanza, il concetto che viene introdotto è quello, tipicamente, del fringe benefit così come conosciuto nel mondo del reddito di lavoro dipendente. In questa ipotesi, il reddito diverso viene tassato in capo al socio della società o al familiare dell'imprenditore;

– dal punto di vista della società, i costi relativi ai beni dell'impresa e che sono concessi in godimento ai soci od ai familiari dell'imprenditore per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento non sono ammessi in ogni caso in deduzione dal reddito imponibile. Quindi, l'altro versante, è il divieto rispetto alla deducibilità del costo in questione.

È evidente come la finalità dell'intervento in questione non sia, in fondo, così differente rispetto a quello in tema di società di comodo nel senso che si sono volute identificare delle situazioni nelle quali il riferimento di beni a un soggetto societario è di fatto soltanto uno schermo mediante il quale il vero beneficiario dell'utilità è in realtà il socio.

Le ulteriori previsioni. Posto che la fattispecie in questione interesserà le persone fisiche in relazione, in particolare, alla costruzione del redditometro tenendo anche conto di qualunque forma di finanziamento ovvero di capitalizzazione effettuata a favore della società, le disposizioni introdotte dalla manovra estiva passano anche da una apposita comunicazione che sarà disciplinata da un provvedimento dell'Agenzia delle entrate. Tale provvedimento dovrà essere emanato entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge. La norma contiene anche una specifica sanzione laddove la comunicazione di specie non sia effettuata. Si afferma, infatti, che per l'omissione della comunicazione ovvero per la trasmissione della stessa con dati incompleti o non veritieri, è dovuta, in solido, una sanzione amministrativa pari al 30% della differenza tra valore normale e corrispettivo per il godimento del bene. Nonostante tale previsione si afferma anche che, nell'ipotesi in cui i contribuenti si siano conformati alle previsioni di carattere reddituale introdotte con la manovra, risulta essere comunque dovuta, in solido, la sanzione prevista dall'articolo 11, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n. 471 del 1997, vale a dire la sanzione formale. In concreto, si può osservare come la previsione di specie generi una forma di tassazione che si dipana su più soggetti in relazione al medesimo titolo e che, nei confronti della persona fisica viene ricompresa nell'ambito dei redditi diversi in modo tale che non si possa, ad esempio, ipotizzare l'attribuzione di un dividendo in natura che concorrerebbe in forma ridotta alla tassazione Irpef. L'intervento legislativo è dunque finalizzato a eliminare un qualunque schermo societario se non attraverso lo scioglimento della società, provvedimento non riproposto nella manovra, attraverso la tassazione e la corrispondente indeducibilità dei costi dei beni che solo formalmente sono riferibili a un soggetto quale una entità societaria.

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