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Beni aziendali, fisco alla larga

Le grandi imprese non sono soggette a responsabilità amministrativa degli enti né a responsabilità penale per la frode fiscale commessa in loro favore dall’amministratore delegato, quindi i beni aziendali non possono essere confiscati. Almeno per come sono oggi in Italia le cose sul piano legislativo.

Non solo. Con la sentenza n. 1256 del 10 gennaio 2013, la Cassazione, oltre a denunciare un grosso vuoto normativo, ha inoltre chiarito che nell’ambito delle inchieste per frode fiscale il profitto confiscabile non è solo l’ammontare dell’imposta evasa ma qualunque altro risparmio connesso all’operazione illecita, come per esempio il mancato pagamento di sanzioni amministrative e interessi sui tributi evasi.

Insomma, a meno che la società non sia usata solo come schermo per un’evasione fiscale personale i beni dell’ente, soprattutto se di grandi dimensioni come in questo caso (la decisione riguarda l’inchiesta che ha visto indagato l’ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo), sfuggono alla confisca.

«Senza dubbio», si legge in sentenza, «gli illeciti penali tributari non figurano nel novero dei reati presupposto che, commessi da soggetti apicali della persona giuridica, nell’interesse e a vantaggio della stessa, danno luogo a responsabilità dell’ente da reato in base al dlgs 231, circostanza che consentirebbe di ricorrere allo strumento della confisca per equivalente per l’ammontare del prezzo o del profitto del reato sul patrimonio dell’ente collettivo, strumento previsto dall’art. 19 del citato decreto legislativo. Né in nessun altra fonte di legislazione primaria è prevista tale responsabilità della persona giuridica, come invece espressamente stabilito in relazione ai reati a carattere transnazionale».

Di più. Secondo la Corte la responsabilità dell’ente non può essere fatta derivare, con una vera e propria interpretazione ortopedica, in violazione dell’articolo 25 della Costituzione, dalle responsabilità assegnate alle persone giuridiche nel diritto tributario. Infatti il sistema del diritto penale tributario deve essere letto e interpretato «nell’ambito del complessivo sistema del diritto penale e non può essere certo ritenuto un mero apparato sanzionatorio di disposizioni tributarie, avente vita a se stante e avulso dal generale sistema punitivo, quasi una sorta di sistema speciale». In altri termini, non risulta percorribile se non a costo di insormontabili dubbi di legittimità costituzionale, la tesi che tale «sistema» troverebbe nell’art. 1 comma 143 legge n. 244 del 2007 la conferma della propria autosufficienza e autonomia dal resto delle disposizioni legislative in materia penale, in particolare avendo a riferimento la previsione della responsabilità da reato dagli enti.

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