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Beni ai soci, tassazione al bivio

Incertezza sul fatto se le istruzioni più favorevoli del 2002 saranno confermate
La disciplina degli effetti per i soci di società di capitali dell’assegnazione agevolata dei beni immobili e mobili registrati deve fare i conti con il mutato regime di tassazione degli utili rispetto a quello vigente in concomitanza con la precedente legge 449/1997.
La circolare n. 40/2002
In merito a quest’ultima normativa la circolare n. 40/E del 2002 aveva sancito, modificando il precedente orientamento interpretativo, che per il socio il costo fiscalmente riconosciuto del bene coincide con il valore assoggettato a imposta sostitutiva dalla società di capitale. In pratica, in caso di assegnazione agevolata gli utili in natura sono esonerati dall’imposizione fino a concorrenza di tale valore. L’Agenzia aveva adottato questa interpretazione perché a suo tempo l’Irpeg costituiva una sorta di tassazione in acconto che veniva poi scomputata dal socio tramite il credito d’imposta: di conseguenza, attribuire l’agevolazione esclusivamente in capo alla società sarebbe stato inutile perché poi l’effettiva imposizione sarebbe avvenuta in capo al socio. La regola stabilita nella circolare n. 40/E consentiva, quindi, di riconoscere il beneficio anche al momento della tassazione del dividendo percepito da parte di quest’ultimo.
La riforma del Tuir
La riforma del Tuir ha, però, stabilito, a partire dal 2004, lo spostamento del baricentro dell’imposizione sulla società di capitale, mantenendo allo stesso tempo una parziale tassazione dell’utile in capo ai soci persone fisiche, al fine di garantire la progressività impositiva ai fini dell’Irpef. Il mutato quadro normativo comporterebbe, dal punto di vista strettamente “tecnico”, il superamento della precedente soluzione interpretativa perché l’imposizione dell’utile avviene adesso in capo sia alla società che ai soci e nella legge 208/2015 non è prevista alcuna deroga all’ordinario regime di tassazione dei dividendi.
È, tuttavia, possibile anche una diversa “lettura” della normativa di favore, la quale, come precisato nella relazione di accompagnamento, si pone in continuità rispetto a quelle precedenti, limitandosi ad adeguare i riferimenti normativi all’attuale formulazione del Tuir e non apportando sostanziali variazioni rispetto alla precedente disciplina. Potrebbero, di conseguenza, ritenersi confermate anche le precedenti istruzioni della circolare n. 40/E in base alle quali le disposizioni che affermano la natura reddituale delle assegnazioni di utili o di riserve di utili devono essere disapplicate limitatamente all’ammontare degli stessi che eccede (eventualmente) l’imponibile assoggettato dalla società ad imposta sostitutiva.
Test di convenienza
L’adozione di una o dell’altra soluzione da parte dell’agenzia delle Entrate incide, evidentemente, sulle valutazioni di convenienza che devono effettuare i contribuenti interessati dalla normativa in esame, riguardando sia gli importi assoggettati dalla società all’imposta sostitutiva dell’8 o del 10,5% – relativi alla differenza tra il valore normale dei beni assegnati e il loro costo fiscalmente riconosciuto – sia quelli delle riserve in sospensione d’imposta per il cui affrancamento è applicata l’imposta sostitutiva del 13 per cento. A quest’ultimo riguardo è stato infatti affermato nella circolare n. 25/E del 2007 (in relazione alla trasformazione agevolata) che l’assolvimento dell’imposta sostitutiva rende il successivo utilizzo delle riserve fiscalmente irrilevante.
Il bene attribuito al socio assume per quest’ultimo rilievo, ai fini impositivi, in base al valore di mercato, anche se la società ha adottato, per la determinazione dell’imposta sostitutiva, il valore “catastale”. Il valore normale del bene costituisce utile in natura se sono distribuite riserve di utili mentre riduce il costo della partecipazione se sono annullate riserve di capitale: in quest’ultimo caso l’imposizione risulta, in pratica, rinviata al momento della cessione della partecipazione.
Si ritiene che in entrambi i casi il costo fiscalmente riconosciuto del bene corrisponda – per il socio – al valore normale del bene, in quanto lo stesso ha assunto rilevanza ai fini impositivi con le dette modalità. Tale costo rileva ai fini dell’eventuale plusvalenza eventualmente realizzata dal socio non imprenditore nel quinquennio successivo all’assegnazione.

Gianfranco Ferranti

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