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Beni ai soci, stop al fisco doppio

Beni ai soci: doppia tassazione eliminata. Con l’applicazione della nuova disciplina sui beni concessi in godimento ai soci, l’imprenditore individuale o il socio di società trasparenti non deve essere tassato due volte, ragion per cui il maggior reddito imputabile deve essere ridotto della quota di costi non dedotti perché indeducibili in capo al soggetto collettivo.

Con la circolare n. 36/E di ieri, l’Agenzia delle entrate è nuovamente intervenuta sulla concessione dei beni concessi in godimento ai soci o familiari, di cui ai commi da 36-terdecies a 36-duodevicies, dell’art. 2, dl n. 138/2011, convertito con modificazioni nella legge 148/2011.

Preliminarmente, il documento di prassi conferma la presenza della precedente circolare (circ. 24/E/2012) con la quale la stessa agenzia è intervenuta a fornire i primi chiarimenti su tale disciplina, destinata al contrasto dell’utilizzo privato di beni intestati alle imprese.

Con riferimento alla documentazione riguardante il bene concesso al socio o al familiare, la circolare in commento ribadisce l’opportunità che le condizioni contrattuali (bene, utilizzo, inizio e durata, corrispettivo e quant’altro) siano rilevabili da una adeguata documentazione avente data certa, al fine di evitare arbitraggi fiscali dell’ultimo minuto, destinati a tenere conto della convenienza economica.

Sul punto appare evidente, tenendo conto anche della decorrenza (1/1/2012), che l’imprenditore individuale, in particolare, difficilmente è in possesso di una scrittura registrata tra se e se per disciplinare l’utilizzo dell’autovettura intestata all’azienda; la circolare, in tal caso, pone rimedio affermando che, in assenza di detta documentazione, il contribuente può dimostrare gli elementi essenziali.

Con riferimento alla determinazione del reddito diverso si evidenzia un primo richiamo ai contenuti della precedente circolare n. 24/E/2012 (§ 4), giacché in tale documento è stato precisato che l’indeducibilità di tutti i costi riguardanti il bene concesso è derogata «in tutti i casi in cui siano concessi in godimento beni per i quali il testo unico prevede già una limitazione alla deducibilità» non trovando applicazione con riferimento, per esempio, agli «autoveicoli che rientrano nel regime di indeducibilità previsto dall’articolo 164 del Tuir».

Di conseguenza, l’esempio proposto nel documento in commento viene adattato ulteriormente, con riferimento alla determinazione della quota di costo indeducibile da utilizzare per la determinazione del reddito diverso.

In effetti, è la stessa Agenzia che, condivisibilmente, afferma che la determinazione del reddito diverso in capo al socio utilizzatore deve essere neutralizzato del maggior reddito d’impresa imputato allo stesso utilizzatore, a causa dell’indeducibilità dei costi del bene concesso in godimento, in presenza di soci tassati per trasparenza o di imprenditore individuale, per evitare un fenomeno, non ammesso, di doppia imposizione sulla medesima base imponibile.

Sul punto, pertanto, combinando le due precisazioni fornite si evince che, riprendendo l’esempio fornito della società con due soci al 50% e concessione di un’autovettura in godimento, l’eventuale differenza tra valore normale e corrispettivo pattuito (pari a 800) deve essere abbattuto di un importo pari al 50% dei costi indeducibili (che, nell’esempio delle autovetture, sono pari al 60% di 1.000 ovvero 600), determinando un reddito diverso da assoggettare a tassazione pari a 500 (800–300).

Per l’Agenzia, recuperando l’esempio proposto, il contribuente deve operare una distinzione tra la situazione del concedente e quella dell’utilizzatore, ritenendo che il concedente possa mantenere, in presenza di autovetture, la deduzione del 60% delle spese sostenute (600), ma l’utilizzatore subisca l’indeducibilità anche dell’ulteriore 40% (400), con la possibilità di abbattere il reddito diverso, da assoggettare a tassazione, di una quota pari al 50% di 400 (200).

Infine, viene chiarito che la disciplina non si rende applicabile per i beni cui viene riconosciuta l’integrale deducibilità dei componenti negativi, come le autovetture adibite a uso pubblico (taxi), i cui costi sono integralmente deducibili.

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