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Beni ai soci, segnalazione selettiva

di Gian Paolo Tosoni

Il godimento dei beni dai soci è rilevante ai fini della indeducibilità dei costi per la società, e per il conseguimento di un reddito diverso per il socio, esclusivamente per i beni dell'impresa. Se si deve quindi procedere alla comunicazione del godimento (provvedimento del Direttore della Agenzia del 16 novembre 2011) è necessario che questi beni appartengano alla sfera dell'impresa (articolo 65 del Dpr 917/86).
Ci sono casi, infatti, in cui i beni sono posseduti da un soggetto passivo fiscalmente, ma l'uso personale da parte del socio e o familiari non fa scattare le conseguenze previste dall'articolo 2, comma 36-terdecies e seguenti del decreto legge 138/2011.
Il primo caso è quello dell'imprenditore individuale. Il provvedimento dell'Agenzia comprende fra i soggetti interessati coloro che esercitano un'attività di impresa in forma individuale. Nella fattispecie assumono rilevanza solo i beni che l'imprenditore ha indicato nell'inventario o nel libro dei beni ammortizzabili (o scritture equipollenti).
C'è poi l'impresa agricola. L'esercizio di questa impresa da parte delle persone fisiche o società semplici esula completamente dalle regole sul reddito di impresa. Questi soggetti sono passivi ai fini Iva, mentre per le imposte sul reddito rientrano nei redditi fondiari. Le imprese agricole nulla hanno a che vedere con i beni rientranti nella sfera dell'impresa (articolo 65 del Tuir), per i quali non è possibile l'individuazione al fine di stabilire un eventuale utilizzo extra aziendale. Si potrebbe applicare l'articolo 2, comma 36-quaterdecies che dispone l'indeducibilità dei costi per la determinazione del reddito imponibile poiché le imposte dirette sono dovute sulle rendite catastali: solo teoricamente potrebbe essere applicabile l'altra disposizione che prevede il conseguimento di un reddito diverso pari alla differenza fra il valore di mercato del servizio e il corrispettivo pagato dall'imprenditore. È pur vero che su questi beni può essere stata detratta l'Iva per le imprese agricole che hanno optato per il regime ordinario, ma tale imposta non viene presa in considerazione dalla norma.
Si pone invece il problema delle imprese che esercitano attività agricole rientranti nel reddito di impresa (agriturismo, allevamento di animali eccedente i limiti del reddito agrario, attività connesse non comprese nel Dm 17 giugno 2011). Se l'impresa agricola adotta i regimi forfetari previsti dalle disposizioni di legge non dovrebbe essere interessata dalle nuove regole sull'utilizzo dei beni aziendali dal parte dell'imprenditore, familiari o soci, in quanto non è individuabile alcuna sfera dell'impresa per i beni aziendali e i relativi costi non sono comunque deducibili.
Se l'impresa agricola opta per la determinazione analitica del reddito secondo le regole sul reddito di impresa allora deve sottostare agli obblighi di comunicazione dei beni aziendali concessi in uso personale al pari delle altre imprese commerciali. La rilevanza della concessione dei beni ai soci e loro familiari scatta in ogni caso per le società agricole in nome collettivo, in accomandita semplice e a responsabilità limitata che esercitano attività agricola, anche se hanno optato per la tassazione in base al reddito agrario (articolo 1 della legge 296/06) in quanto comunque rientrano nel reddito di impresa.
I beni posseduti dalle società semplici (di godimento) non generano reddito diverso in capo ai soci che li utilizzano, perchè tali società non sono considerate imprese (non dichiarano alcun reddito di impresa e non sono nemmeno soggetti passivi ai fini dell'Iva). Tali soggetti societari, che possono derivare anche dalla trasformazione di società commerciali (articolo 1 della legge 244/07), possono possedere anche abitazioni utilizzate dai soci ma la fattispecie è ignorata dall'articolo 2, comma 36-terdecies e seguenti del Dl 138.
I soggetti che producono redditi di lavoro autonomo, infine, non rientrano nella fattispecie dell'utilizzo dei beni ai fini personali. Quindi lo studio associato che possiede una o più autovetture che vengono utilizzate anche dai familiari dei professionisti associati non deve comunicare tale circostanza alla Agenzia delle Entrate, né l'utilizzo dei beni genera redditi diversi in capo agli utilizzatori.

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