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Beni ai soci, riferimento al valore «normale»

di Giacomo Albano e Grazia Carbone

Il valore di mercato dei beni concessi in godimento ai soci, da confrontare con il corrispettivo, va inteso come il «valore normale» definito dall'articolo 9 del Tuir, ovvero come il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari in condizione di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione. La precisazione arriva dalle risposte delle Entrate nel corso di Telefisco 2012 e rappresenta uno dei pochi chiarimenti relativi a una disciplina che, con l'avvicinarsi della scadenza del 2 aprile per l'invio della prima comunicazione, presenta ancora aree di incertezza.
L'intervento normativo è contenuto nell'articolo 2, commi da 36-terdecies a 36-duodevicies, del Dl 138/2011 convertito dalla legge 148/2011 (noto come manovra di Ferragosto). Le disposizioni mirano a penalizzare l'utilizzo di schermi societari per l'intestazione di beni che – pur risultando dell'impresa – sono concessi in godimento a soci e familiari; ciò anche (e soprattutto) per far emergere la capacità di spesa o di investimento in capo alle persone fisiche.
La disciplina introdotta dal Dl 138 opera sotto una triplice direttrice:
e nei confronti dell'impresa, mediante l'indeducibilità dei costi relativi ai beni concessi ai soci o familiari per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento;
r nei confronti del socio, attraverso la tassazione della differenza come reddito diverso;
t nei confronti di entrambi (impresa e socio), solidalmente obbligati a comunicare i dati relativi ai beni concessi in godimento.
Mentre gli effetti reddituali – tassazione del reddito e indeducibilità dei costi – decorrono dal 2012, l'obbligo di comunicazione riguarda anche i periodi di imposta precedenti, per i beni il cui godimento permane nel periodo d'imposta in corso al 17 settembre 2011. La prima scadenza è fissata al 2 aprile.
Il provvedimento delle Entrate del 16 novembre 2011 ha poi esteso l'obbligo di comunicazione a tutti i finanziamenti o capitalizzazioni, anche se non finalizzati all'acquisto di beni concessi in godimento (come confermato nel corso di Telefisco).
La norma primaria circoscrive l'obbligo di comunicazione alle sole «ipotesi di cui al comma 36-quaterdecies»: disposizione che fa riferimento ai beni concessi per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato. Tuttavia, il provvedimento sembra aver esteso l'obbligo di comunicazione a tutte le ipotesi di assegnazione in godimento dei beni ai soci o familiari, pertanto anche in caso di corrispettivo in linea con il valore di mercato.
La pattuizione di un corrispettivo non inferiore al valore normale resta comunque condizione necessaria per la deduzione dei costi relativi ai beni in capo all'impresa concedente e per evitare la tassazione del reddito in capo all'utilizzatore del bene.
Considerate le tipologie di beni monitorati attraverso la comunicazione (principalmente autoveicoli, unità da diporto, aeromobili ed immobili) il valore normale del diritto di godimento potrà essere individuato facendo riferimento ai listini o tariffe esistenti (per esempio quelli delle società di autonoleggio per le autovetture o delle società di charter per le imbarcazioni), ovvero ai dati del l'osservatorio immobiliare (immobili).
Poiché la norma menziona la «differenza» tra il valore di mercato e il corrispettivo, l'indeducibilità dei costi opera sia nel caso di totale assenza del corrispettivo, sia nell'ipotesi in cui il corrispettivo esista ma sia inferiore al valore normale. In tale ultimo caso, si ritiene sia indeducibile non l'intero ammontare dei costi, ma solo la parte proporzionalmente corrispondente al rapporto tra valore normale «eccedente» il corrispettivo e valore normale del diritto di godimento. Tale soluzione appare speculare al trattamento previsto per il socio che detiene il bene in godimento, per il quale costituisce reddito diverso ai sensi della nuova lettera h-ter) dell'articolo 67 del Tuir, unicamente la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per la concessione del bene.
Il coordinamento
Altro aspetto rilevante è il coordinamento della nuova disciplina con le altre disposizioni già esistenti nell'ordinamento tributario che limitano – in tutto o in parte – la deducibilità dei costi (è il caso, tra l'altro, di auto, immobili, patrimonio). Sul punto le Entrate, in un incontro con la stampa specializzata, hanno precisato che le nuove disposizioni trovano applicazione solo nel caso in cui non siano previste specifiche norme che limitano la deducibilità dei costi in capo al concedente.
Pertanto nel caso di auto assegnata in uso promiscuo al socio amministratore o dipendente, la disciplina non troverà applicazione e la società concedente dedurrà i costi nei limiti dell'articolo 164 del Tuir, mentre il socio tasserà unicamente il fringe benefit.

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