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Beni ai soci, proroga a fine marzo

Il termine per la trasmissione all’Anagrafe Tributaria dei dati relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento a soci o familiari è prorogato al 31 marzo 2013. Lo slittamento è previsto da un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate di ieri, che dispone un più ampio termine per la prima comunicazione dei dati, fissato al 15 ottobre 2012, tenuto conto delle particolari difficoltà di attuazione e della assoluta novità della misura.

La nuova data, più avanti nel tempo rispetto a quelle ipotizzate di fine 2012, punta a evitare l’ingorgo delle scadenze fiscali e a consentire un adempimento con maggiore tranquillità. Questo ampio slittamento potrebbe generare una eliminazione delle situazioni esistenti nel 2011 e risolte entro la fine dello stesso anno.

L’identificazione della nuova scadenza rende evidente come anche l’Agenzia delle entrate stia riflettendo su come risolvere i notevoli problemi di carattere operativo che le indicazioni sinora conosciute hanno generato. Quello di maggiore spessore, evidentemente, riguarda il caso trattato nella circolare n. 25 del giugno scorso nella quale l’amministrazione finanziaria ha ribadito come l’obbligo di comunicazione sussista anche nel caso in cui il socio abbia semplicemente erogato delle somme a favore della società senza che le stesse abbiano trovato corrispondenza in beni della società messi a disposizione del socio. Tale indicazione è stata ulteriormente “appesantita” dal fatto che il dato di specie dovrebbe essere comunicato a prescindere dal momento in cui l’erogazione è avvenuta ma sarebbe sufficiente il fatto che esista al periodo di imposta in corso al 17 settembre 2011. Da un lato l’osservazione che è possibile fare è che questa indicazione di carattere interpretativo non emerge in modo netto dalla norma e, di contro, che se la finalità è quella di rafforzare i controlli sulla posizione finanziaria e reddituale del socio, il dato sensibile è quello degli ultimi periodi di imposta accertabili non certo un dato più vecchio. Ciò posto va ribadito che la norma non appare richiedere tale comunicazione ma richiede, ovviamente, che sia adempiuto l’obbligo nel caso in cui vi sia un rapporto tra finanziamento e bene.

Il secondo aspetto riguarda il caso delle società di persone ovvero delle società trasparenti dove l’imputazione di un reddito diverso e di un maggiore reddito di partecipazione per effetto della indeducibilità del costo rischia di creare un fenomeno di doppia tassazione che nelle società di capitali appare escluso. Mancano poi indicazioni precise sui parametri da assumere a riferimento per identificare il valore normale del bene a disposizione del socio soprattutto quando il bene in questione è un automezzo. Infatti, per l’immobile si potrebbe fare riferimento ai valori locativi OMI mentre per le auto appare sostenibile come il riferimento possa essere alle tariffe medie di noleggio. Inoltre, la circolare n. 24, che specificatamente ha dato indicazioni sull’ambito di applicazione della norma ha precisato che i valori in questione (cioè il valore normale ed il corrispettivo eventualmente pagato dal socio per l’utilizzo del bene), devono essere contenuti in un documento di data certa. Ma, su questo aspetto è evidente come nelle situazioni da gestire operativamente non è possibile che questo fenomeno sia stato regolato in modo anticipato rispetto a questo momento ed alla luce della novità normativa del 2011. Quello che appare scontato, invece, è l’esonero dalla comunicazione nel caso in cui il bene in questione sia a disposizione di un dipendente o di un amministrare che sono anche soci della società. Come correttamente chiarito dalla stessa circolare 24, infatti, in questi casi restano ferme le regole di tassazione dei fringe benefit e dunque non opera la nuova disposizione in materia di redditi diversi.

Cosicché, essendo la comunicazione legata a questa nuova fattispecie, appare ovvio come la stessa debba essere effettuata, apputno, solo nel caso in cui si debbano tassare redditi diversi. Un panorama, dunque, che richiede ancora l’identificazione di alcuni tasselli fondamentali nell’ambito del quale appare interesse anche dell’amministrazione finanziaria non gravare contribuenti e professionisti di adempimenti farraginosi o che appaiono non in linea con il dettato normativo.

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