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Beni ai soci, più tempo ai professionisti

Non si può parlare di una vera e propria proroga, per la quale occorre necessariamente un provvedimento di legge. Fino a tarda serata ieri i tecnici del Mef e dell’agenzia delle Entrate hanno provato a forzare la mano per uno slittamento (fortemente richiesto da associazioni di categoria) del termine del 30 settembre per l’assegnazione agevolatadei beni ai soci senza però riuscire a trovare la quadra. Il tema è comunque all’attenzione del Governo, come ribadito dal viceministro all’Economia, Luigi Casero, nel corso dell’incontro di ieri con i rappresentanti di imprese e professionisti sulle semplificazioni. Tanto che si valuta l’ipotesi di riproporre con termini più ampi l’assegnazione agevolata anche nel 2017 da far viaggiare nella prossima legge di Bilancio. Intanto, una soluzione-ponte potrebbe essere trovata in via amministrativa. Un provvedimento delle Entrate potrebbe, infatti, concedere più tempo ai professionisti per completare le operazioni di assegnazione dei beni ai soci o di trasformazione delle compagini sociali. Un po’ sulla falsariga di quanto accaduto l’anno scorso per la voluntary disclosure, prima che arrivasse la proroga attraverso un decreto legge. In questa direzione, sembra andare anche il comunicato diffuso ieri dall’Agenzia in cui da un lato si ricorda che i primi chiarimenti sono arrivati con una circolare diffusa il 1° giugno scorso (quindi quattro mesi prima della scadenza del 30 settembre) e dall’altro, però, si annuncia una nuova “ondata” di interpretazioni con un secondo documento di prassi in arrivo nei prossimi giorni per rispondere a quesiti su casi specifici. E anche solo per metabolizzare questi chiarimenti sarà giocoforza necessario un po’ più di tempo e quindi trovare un modo per consentire ai professionisti di orientarsi.
Del resto, a rinnovare la necessità di spostare il termine del 30 settembre è stato il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (Cndcec). «La proroga dei termini – ha spiegato in una nota il presidente Gerardo Longobardi – è assolutamente necessaria per il successo dell’operazione, soprattutto affinché le stime di gettito per le casse dello Stato siano rispettate». «Un successo al quale teniamo molto – ha aggiunto Longobardi – avendo proprio il Consiglio nazionale dei commercialisti richiesto per primo l’introduzione della norma, in un documento presentato al tavolo tecnico voluto dal Mef per la redazione della legge di stabilità 2016».
In realtà, la volontà di posticipare la scadenza del 30 settembre era già stata tradotta in norma sia nella bozza del cosiddetto decreto «crescita» sia tra gli emendamenti alla conversione del Dl enti locali presentati in commissione Bilancio alla Camera. Ma entrambe le strade si sono rivelate senza uscita. Stando poi a quanto emerso dalla riunione di ieri con i professionisti, al momento sembra sfumare anche l’ipotesi di un decreto legge ad hoc sulle semplificazioni fiscali. Queste ultime sembrano ormai destinate alla legge di Bilancio.
Dalla stessa riunione è giunta la conferma che il Governo punta, questa volta accogliendo in pieno la proposta dei commercialisti, a eliminare il «tax day» del 16 giugno. Secondo il Consiglio nazionale, che ha messo nei giorni scorsi in consultazione una proposta di calendario all’attenzione degli Ordini locali, si dovrebbe arrivare a una scadenza per i tributi locali (molto probabilmente il 16 giugno) e a un’altra per i versamenti Irpef/Ires, Irap e Iva (la data individuata è il 16 luglio).

Marco Mobili
Giovanni Parente

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