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Beni ai soci, niente raddoppi fiscali. Ma i calcoli si complicano

Si complicano i calcoli, ma almeno si evita la doppia tassazione. Questo il risultato dell’applicazione delle nuove istruzioni fornite dalla circolare 36/E in tema di beni concessi in godimento a soci o familiari che prende atto di alcune conseguenze, poco coerenti con il sistema, che sarebbero derivate da un’applicazione troppo estensiva della disciplina. Con questo intervento non tutti i problemi sono superati, ma le nuove interpretazioni, insieme al recente provvedimento di proroga della prima comunicazione al prossimo 2 aprile, sono segnali che ci si sta accorgendo che la norma, così come pensata e finora interpretata, deve essere rivista. Sono ancora troppi i punti dubbi, le discordanze tra norma istitutiva e provvedimento che ha approvato il tracciato per l’invio dei dati che un punto a capo con una rivisitazione del complesso pare l’unica soluzione possibile. Il tutto, è bene precisarlo, pur riconoscendo che le finalità originarie della norma possono essere condivise.

Ma veniamo ai chiarimenti della circolare 36/E del 24 settembre (che forse a causa della confusione che regna sul tema è stata pubblicata una prima volta sul sito dell’Agenzia e poi una seconda volta per tener conto di alcuni errata corrige).

In precedenza il documento di prassi a cui occorreva riferirsi era la circolare del 15 giugno 2012 n. 24/E, che però non prendeva posizione su un tema che da subito era apparso come uno di quelli maggiormente critici, ovvero la possibilità che l’applicazione acritica della norma potesse portare a fenomeni di doppia tassazione.

Ora la prassi torna sui suoi passi e senza mezzi termini afferma che l’applicazione delle nuove disposizioni può determinare un fenomeno di doppia imposizione «sulla base del medesimo presupposto impositivo che, in base ai principi generali del nostro ordinamento, deve essere evitato».

Ciò si verifica quando l’utilizzatore è l’imprenditore individuale (ma a parere di chi scrive l’imprenditore individuale dovrebbe essere indifferente a tale situazione facendo la norma riferimento ai beni utilizzati dai «soci» e dai loro «familiari») o il socio di società di persone e di società trasparenti per opzione. La doppia tassazione deriva dal fatto il maggior reddito d’impresa che si forma a causa dell’indeducibilità di tali costi sarebbe attribuito per trasparenza a questi soggetti, che però nello stesso modello Unico vedrebbero anche tassato il reddito diverso derivante dalla medesima situazione. La soluzione individuata dalla circolare 36/E è quella per cui «il reddito diverso da assoggettare a tassazione in capo all’utilizzatore debba essere ridotto del maggior reddito d’impresa imputato allo stesso utilizzatore (imprenditore individuale o socio tassato per trasparenza) a causa dall’indeducibilità dei costi del bene concesso in godimento che ha generato il reddito diverso».

Ecco dunque i passaggi necessari:

1. occorre individuare il valore normale del diritto di godimento;

2. considerare il corrispettivo (eventuale) pagato;

3. determinare dalla differenza dei primi due fattori il reddito diverso teorico;

4. individuare il reddito d’impresa imputato all’imprenditore individuale o al socio trasparente pari all’ammontare dei costi non ammessi in deduzione;

5. diminuire il reddito diverso teorico con il reddito d’impresa di cui al punto precedente: il reddito diverso tassato esiste solo nel caso in cui il primo sia maggiore del secondo ed è da quantificare con la differenza tra i due parametri.

Ecco allora l’esempio fornito dalla circolare.

Alfa snc è composta da due soci ognuno nella misura del 50%. Alfa concede in godimento a uno dei due soci un immobile strumentale. Il corrispettivo pattuito ( 5.500) per tale godimento è inferiore al valore normale ( 10.000)

La società ha sostenuto costi relativi a tali immobile che per la situazione di cui sopra risultano però indeducibili ( 2.000). Ecco allora riprendendo i passi di cui sopra come comportarsi

1. valore normale del diritto di godimento: 10.000;

2. corrispettivo pattuito: 5.500

3. reddito diverso teorico: 10.000 – 5.500 = 4.500;

4. reddito d’impresa imputato 2.000;

5. differenza reddito diverso teorico e reddito d’impresa: 4.500 – 2.000 = 2.500

Al socio che utilizza l’immobile sarà pertanto attribuito un reddito diverso pari a 2.500 oltre al reddito d’impresa corrispondente ai costi indeducibili per 2.000,00.

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