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Beni ai soci, la fattura limita gli acconti

Conto alla rovescia per gli acconti d’imposta. Il 30 novembre scade il termine per il versamento. Una delle ipotesi da considerare è l’utilizzo di veicoli aziendali per finalità personali da parte del titolare della ditta individuale, del socio di società o di familiari.
Il quadro di riferimento
Il 2012, infatti, è il primo anno d’imposta in cui si applicano le nuove regole sui beni ai soci previste dal Dl 138/2011. Si configura, pertanto, una nuova ipotesi di reddito diverso pari alla differenza tra il valore di mercato di utilizzo dell’auto (la circolare 36/E/2012 consente di far riferimento alla tariffa Aci forfetaria per 4.500 chilometri da intendere Iva compresa), al netto della quota di costi non deducibili che già incrementa il reddito del soggetto in regime di trasparenza, e l’eventuale corrispettivo pagato per tale utilizzo. Proprio sul riaddebito, bisogna prestare attenzione ai casi in cui si rende opportuna una verifica sull’obbligo di revisione degli acconti che dovranno essere conguagliati per l’intera quota dovuta, maggiorando le somme (non versate) come maggior primo acconto di un 4% a titolo di interesse.
In linea di massima, qualora la società abbia fatturato l’impiego dell’auto, il socio utilizzatore che paga un corrispettivo adeguato non è obbligato a versare il maggiore acconto (Irpef e addizionali) poiché non si produce alcun imponibile incrementale. Gli esempi a lato (riferiti a un soggetto trasparente) evidenziano che – per effetto della possibilità di computare nel conteggio anche l’impatto dei costi non deducibili – la maggior base imponibile può risultare azzerata anche considerando un riaddebito per importi inferiori ai 4.500 chilometri. La prudenza impone, però, di non giungere a una conclusione generalizzata e di effettuare una verifica caso per caso. Per altro verso, la posizione della società che emette la fattura potrebbe mutare per effetto del maggior ricavo prodotto, ma non è una situazione che obbliga al ricalcolo al rialzo delle somme dovute. Bisognerà eventualmente monitorare le corrette modalità di deduzione dei costi auto, a fronte dell’evidenza del componente positivo nel conto economico dell’anno 2012.
L’incarico esecutivo
Questo tipo di ragionamento vale per il socio che non sia anche amministratore della società. Per quest’ultima ipotesi, invece, l’utilizzo promiscuo gratuito del veicolo configura un reddito in natura per l’amministratore (anche in assenza di compensi in denaro, come normalmente accade nelle società di persone). Di conseguenza scatterebbe l’obbligo di applicazione delle ritenute fiscali e previdenziali in capo all’ente. Ciò non si verifica se il socio amministratore paga un corrispettivo per l’uso, sterilizzando l’esistenza del reddito in natura. In tal caso, peraltro, si renderebbero certamente applicabili le regole di deduzione dei costi delle auto, così come delineate dalla circolare 48/E/1998.
Al riguardo – diversamente dalla posizione del socio non amministratore – appare consigliabile che la fattura di riaddebito risulti saldata entro la fine del periodo di imposta. La circolare 326/E/1997, infatti, quantifica l’ammontare del reddito in natura come differenza tra il valore e quanto corrisposto dall’utilizzatore nel periodo d’imposta.

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