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Beni ai soci, la comunicazione può diventare un boomerang

Rischio autodenuncia con la comunicazione dei beni d’impresa concessi in godimento a soci e familiari. Se ci sono situazioni di non rispetto delle disposizioni antielusione contenute nell’articolo 2 del dl 138/2011, infatti, la comunicazione telematica che deve essere trasmessa al fisco potrebbe trasformarsi in un boomerang. Perché si rischia di incorrere sia nelle sanzioni amministrative disposte dal comma 36-sexiesdecies dell’articolo 2 del decreto legge n. 138 del 2011 sia in quelle ordinariamente previste per le ipotesi di omessi versamenti delle imposte dovute sulla base delle dichiarazioni dei redditi.

Il profondo restyling della comunicazione dei beni d’impresa concessi in godimento a socie e familiari da parte del provvedimento direttoriale n. 94902 del 2 agosto 2013, ha infatti trasformato la comunicazione stessa in una sorta di vera e propria autodenuncia circa il mancato rispetto delle disposizioni antielusione contenute nel già citato articolo 2 del dl 138/2011. Mancato rispetto che può creare problemi sia alla società concedente il bene sia al socio o familiare utilizzatore dello stesso.

La natura di autodenuncia della comunicazione dei beni ai soci è diretta conseguenza del fatto che la stessa, recita il provvedimento, deve essere trasmessa soltanto nelle ipotesi in cui sussista una differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene e il valore di mercato del diritto di godimento. Ma questa situazione è quella nella quale le disposizioni antielusione prevedono l’irrogazione di una sanzione amministrativa da 258,22 a 2.065,82 oltre al recupero delle maggiori imposte dovute sulla società concedente e sul socio utilizzatore proprio per effetto del mancato rispetto della normativa. Sanzione amministrativa che viene elevata al 30% nell’ipotesi di mancato invio della comunicazione telematica. Sulla società concedente il mancato rispetto delle disposizioni antielusione e il conseguente obbligo di invio della comunicazione comporteranno infatti l’indeducibilità, assoluta o relativa, dei costi relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento a soci o familiari dell’imprenditore per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento, ai sensi del comma 36-quaterdecies dell’art. 2 del dl 138/2011. Per il socio o il familiare utilizzatore, invece, secondo il comma 36-quinquiesdecies della medesima disposizione, la differenza fra il valore di mercato e il corrispettivo annuo concorrerà alla formazione del reddito imponibile dello stesso socio o familiare utilizzatore ai sensi dell’art. 67, comma 1, lettera h-ter del Tuir. Molto meglio dunque ripristinare condizioni di rispetto delle norme evitando sia la sanzione amministrativa in solido fra società concedente e utilizzatore, sia la rettifica delle dichiarazioni dei redditi di entrambi con le conseguenti irrogazioni delle correlate sanzioni per infedele dichiarazione e degli interessi moratori per i minori versamenti. In vista del primo appuntamento con la comunicazione telematica relativa ai beni d’impresa concessi in godimento a soci e familiari relativa al periodo d’imposta 2012 i contribuenti potrebbero presentarsi in regola con le disposizioni antielusione oppure non in regola per non aver pattuito nessun corrispettivo per l’utilizzo o un corrispettivo inferiore a quello di mercato.

Nella prima ipotesi, sia la società concedente che il socio o familiare utilizzatore, potranno dormire sonni fiscalmente tranquilli. Nessuna rettifica delle loro dichiarazioni dei redditi per l’anno 2012 e nessun obbligo di invio della comunicazione telematica entro il prossimo 12 dicembre. Nella seconda ipotesi invece entrambi i soggetti dovranno porsi qualche dubbio. Trasmettere la comunicazione evidenziando il fisco il mancato rispetto delle norme antielusione senza correre ai ripari sulle dichiarazioni dei redditi ormai già trasmesse, appare una soluzione poco conveniente.

Per facilitare la comprensione degli effetti delle possibili scelte abbiamo formulato due semplici esempi numerici. In entrambi i casi abbiamo volutamente omesso l’ipotesi in cui le parti, oltre al mancato rispetto della normativa antielusione, decidano anche per il non invio della comunicazione telematica esponendosi così al rischio di rettifica delle posizioni personali ed all’irrogazione della sanzione pari al 30% della differenza fra corrispettivo pattuito e valore di mercato del godimento. Le situazioni prese in considerazione consentono invece di riflettere circa le diverse conseguenze che si verificheranno in capo sia alla società concedente che al socio utilizzatore, a seconda che si opti per l’invio della comunicazione senza regolarizzazione delle posizioni oppure si proceda in questo secondo senso tramite dichiarazioni integrative.

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