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Beni ai soci, doppio balzello

di Alessandro Felicioni 

Doppia morsa sull'utilizzo dei beni aziendali da parte di soci e familiari dell'impresa; oltre all'indeducibilità dei costi relativi per la società, scatta la presunzione di imponibilità della differenza non pagata in capo all'utilizzatore. Con la circolare n. 27 IR-2012 del 6 febbraio scorso, l'Istituto di ricerca del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili torna sulle novità introdotte dal dl n. 138 del 2011.

Per individuare i soci della società si deve tener conto anche di partecipazioni indirette e di partecipazioni in società del medesimo gruppo; inoltre non necessariamente i soci devono essere persone fisiche. Chiaramente sono esclusi i soci società di persone o di capitali dal momento che alle stesse non si applica l'articolo 67 del Tuir; ciò non toglie che società semplici o associazioni professionali socie di società concedenti ben potrebbero essere attratte dalla normativa in quanto utilizzatori.

Con riferimento alle società residenti all'estero va distinta l'ipotesi di localizzazione effettiva fuori dai confini nazionali con la configurazione di società esterovestita di cui al comma 5-bis dell'articolo 73 del Tuir. Mentre in quest'ultimo caso la disciplina risulta applicabile, se la società non residente non ha in Italia una stabile organizzazione, nessuna disposizione risulta applicabile. È ovvio che in assenza di stabile organizzazione nessun effetto si avrebbe comunque sulla società (in ordine all'indeducibilità dei costi) perché la società non produce alcun reddito in Italia. Per i soci residenti però l'applicazione della disciplina determina l'imponibilità della differenza tra corrispettivo di mercato e corrisposto alla società.

Il documento dei dottori commercialisti sottolinea che tale diversità potrebbe creare delle disparità di trattamento difficilmente giustificabili in sede comunitaria; ciò perché l'esclusione dalla normativa solo delle società non residenti senza stabile organizzazione determinerebbe una limitazione alla libertà di circolazione dei capitali e alla libertà di stabilimento dell'impresa.

Diverso è il discorso dei soci non residenti ai quali sia la società residente a concedere in godimento i beni. La nuova disciplina si applica a tali ipotesi se, ovviamente, il bene è ubicato in Italia. In tal caso, infatti, il soggetto realizza in Italia il reddito diverso di cui trattasi, ai sensi dell'articolo 23 del Tuir.

Per l'impresa l'indeducibilità dei costi colpisce le quote di ammortamento, i canoni di locazione (anche finanziaria) le spese di manutenzione, le imposte e tasse collegate e ogni tipologia di onere connesso al possesso del bene. La circolare osserva che tale indeducibilità, in presenza di un corrispettivo corrisposto dall'utilizzatore, sebbene inferiore a quello di mercato, dovrebbe essere parametrata a tale scostamento; troppo penalizzante sarebbe, insomma, considerare interamente indeducibile il costo in presenza anche di un minimo scostamento. Inoltre la disciplina in questione va tenuta fuori da tutte le ipotesi in cui il Tuir preveda già limitazioni alla deducibilità di componenti negativi al fine di evitare duplicazioni e penalizzazioni eccessive; è il caso delle autovetture concesse in uso a dipendenti o amministratori, già disciplinate altrove.

Tali considerazioni valgono anche nei confronti del socio utilizzatore per il quale non si configura alcun reddito diverso laddove l'utilizzo sia già tassato ad altro titolo (è ancora il caso dell'amministratore che riceve come benefit l'auto della società). Problemi potrebbero sorgere dal fatto che mentre per le imprese e le società l'indeducibilità del costo rileva, temporalmente, secondo il principio di competenza, per l'utilizzatore persona fisica fa fede il principio di cassa. Tale discrasia è particolarmente rilevante allorché, nel corso del periodo di imposta, il corrispettivo (inferiore a quello normale) non sia versato dall'utilizzatore. La circolare precisa che se il corrispettivo non è versato dall'utilizzatore va comunque tenuto in considerazione per l'eventuale determinazione del reddito diverso in capo a quest'ultimo. Ciò perché lo stesso corrispettivo, sebbene non incassato sarà tassato comunque in capo alla società concedente. Prevedere la non rilevanza in capo all'utilizzatore e la contemporanea tassazione in capo alla società comporterebbe una doppia tassazione difficilmente sanabile. Peraltro la società oltre a tassare il corrispettivo previsto (ancorché non percepito) si vedrà dichiarare indeducibili i costi relativi al bene concesso in uso.

I beni oggetto di monitoraggio sono suddivisi in sei categorie: autovetture, altri veicoli, unità da diporto, aeromobili, immobili e altri. I beni in questione sono soggetti al monitoraggio se concessi in uso a soci o familiari; concetto questo diverso dall'assegnazione o dalla destinazione a finalità diverse dall'esercizio di impresa. Nel caso di uso infatti i beni formalmente restano nella sfera di appartenenza dell'impresa, mentre con l'assegnazione ne fuoriescono dando origine a una componente reddituale a norma dell'articolo 86 del Tuir.

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