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Beni ai soci, comunicazioni snelle

di Duilio Liburdi e Mauro Nicola 

Nessuna comunicazione da effettuare all'Agenzia delle entrate quando i dati sono già a disposizione dell'amministrazione finanziaria, come nel caso della costituzione e degli aumenti di capitale della società. È questo l'auspicio che viene espresso nella circolare n. 27 dell'Istituto di ricerca del consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che analizza, in modo sistematico, l'obbligo introdotto dalla legge n. 148 del 2011 in materia di beni di impresa utilizzati in godimento dai soci. La circolare, peraltro, tiene conto anche delle indicazioni che sono emerse, tra l'altro, nel forum di ItaliaOggi dello scorso 18 gennaio 2012.

Il corrispettivo non pagato dal socio. Una delle osservazioni che vengono formulate nel documento riguarda il caso in cui, pur avendo individuato un corrispettivo per l'utilizzo del bene, lo stesso non venga corrisposto dal socio. In questa ipotesi, condivisibilmente, la circolare afferma come lo stesso diviene componente imponibile in capo all'impresa in virtù del principio di competenza che informa la determinazione del reddito di impresa. Quindi, quand'anche lo stesso viene pattuito in misura pari al valore di mercato, il corrispettivo in questione è imponibile in capo all'impresa concedente indipendentemente dalla percezione. In relazione alla posizione dell'utilizzatore, il documento suggerisce come di tale corrispettivo, seppure non materialmente corrisposto si debba tenere conto in quanto, altrimenti, si verificherebbe un'evidente doppia tassazione con l'ulteriore problematica relativa al recupero di imposta da parte dell'utilizzatore stesso.

La comunicazione, i finanziamenti e i versamenti dei soci. È questo l'aspetto che, da un punto di vista operativo dopo le indicazioni rese dall'Agenzia delle entrate, sta preoccupando maggiormente. L'amministrazione finanziaria ha affermato che :

– i finanziamenti e i versamenti effettuati o ricevuti dai soci devono essere comunicati nel loro ammontare integrale;

– la comunicazione di specie riguarda sia le vicende del 2011 che eventuali fenomeni che si sono verificati in precedenza ma ancora esistenti alla data del 17 settembre 2011;

– la comunicazione va resa anche nel caso in cui non vi sia un legame diretto tra finanziamento effettuato dal socio e bene attribuito in godimento.

È dunque evidente come, alla luce delle indicazioni di specie, l'adempimento in questione, da soddisfare entro il prossimo 2 aprile rischia di essere estremamente impegnativo anche in relazione a fattispecie che non appaiono emergere direttamente dalla norma ovvero dal provvedimento attuativo. In tema di finanziamenti la norma si limita ad affermare che la comunicazione ha una finalità di particolare controllo sulle persone fisiche nel momento in cui il socio utilizzatore del bene è anche finanziatore della società. Inoltre, nel provvedimento attuativo si parla di somme affluite alla società concedente ma non si fa mai riferimento all'ipotesi che sia stato il socio ad aver percepito delle somme (per esempio, a titolo di mutuo da parte della società). Su tale ultima questione, peraltro, va segnalato comunque come nel campo del reddito di lavoro dipendente la vicenda sia regolata normativamente dalle disposizioni di cui all'articolo 51, comma 4, lettera b) del Tuir che prevedono l'imponibilità del 50% della differenza tra l'importo degli interessi calcolati al Tus e l'importo degli interessi calcolato sul tasso praticato dal datore di lavoro che ha concesso il prestito. In astratto, dunque, un'indicazione di questo tipo potrebbe far sorgere il dubbio che si sia immaginata una nuova ipotesi di reddito diverso che, però, dal dato letterale della norma non trova riscontro in quanto la legge n. 148 del 2011 fa riferimento ai beni dati in godimento ai soci.

Sempre in tema di comunicazioni, la circolare osserva che sarebbe opportuno da parte dell'Agenzia esonerare dall'adempimento quelle situazioni nelle quali l'amministrazione finanziaria ha già a propria disposizione i medesimi dati. Viene correttamente osservato come il riferimento che fa l'Agenzia delle entrate all'obbligo di comunicazione di qualunque forma di finanziamento o capitalizzazione, riguarderebbe anche quelle situazioni nelle quali è stato effettuata la costituzione o un aumento di capitale di una società. In tale ipotesi i dati sono già «depositati» in anagrafe tributaria in seguito alla registrazione dei relativi atti. Si tratterebbe, dunque, di una inutile duplicazione che potrebbe essere risolta assumendo come valida l'interpretazione già fornita in tema di spesometro. Inoltre, una richiesta di questo tipo contrasterebbe con le disposizioni contenute nello statuto dei diritti del contribuente e dell'articolo 7 del decreto legge n. 70 del 2011. In base a tale disposizione, infatti, i contribuenti non devono fornire informazioni che sono già in possesso dell'amministrazione finanziaria o degli enti previdenziali o che questi possono acquisire da altre amministrazioni.

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