Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Beni ai soci, c’è rimedio all’errore

Per i beni in godimento ai soci si va alla cassa senza patemi d’animo; l’eventuale errore nel versamento del primo acconto potrà essere sanato a novembre senza applicazione di sanzioni, con la sola aggiunta degli interessi al 4%. Così, in vista della prima scadenza che chiama in causa la nuova disciplina antielusiva, l’Agenzia delle entrate, con circolare n. 24/E del 15 giugno 2012, mette a disposizione le istruzioni operative per il calcolo del dovuto, tranquillizzando i contribuenti interessati relativamente alla tempestività del pagamento.

Il dl n. 138 del 2011 aveva introdotto specifiche disposizioni volte a contrastare il fenomeno della concessione in godimento di beni relativi all’impresa a soci o familiari dell’imprenditore per fini privati. In particolare il regime di penalizzazione riguarda l’ipotesi in cui i beni relativi all’impresa vengono concessi in godimento a condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato, o perché con un corrispettivo inferiore a quello normale o perché, addirittura, senza alcun corrispettivo.

In particolare il legislatore ha disciplinato fiscalmente la suddetta fattispecie prevedendo, per i soggetti che ricevono in godimento beni aziendali, la tassazione di un reddito diverso determinato confrontando il minor corrispettivo pattuito e il valore di mercato del diritto di godimento e per il soggetto concedente i beni in godimento, l’indeducibilità dei relativi costi sostenuti.

Va sottolineato che la disciplina in questione non attiene alle ipotesi di autoconsumo familiare, assegnazione dei beni a soci o destinazione degli stessi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa. Ciò che differenzia questi fenomeni da quello del godimento ai soci, oggetto della disciplina antielusiva, è il fatto che diversamente dai casi sopra richiamati, la disposizione riguarda beni che non fuoriescono dal regime di impresa. Peraltro con lo scopo di monitorare tali fattispecie è stato, inoltre, introdotto l’obbligo, per i soggetti interessati, di comunicare i dati relativi ai beni dell’impresa concessi o ricevuti in godimento (si veda altro servizio in pagina).

Sul fronte della società che concede il bene, l’indeducibilità dei costi relativi è piuttosto ampia. Essa abbraccia non solo i costi di acquisto, ma anche le spese e i componenti negativi quali la manutenzione, le spese di gestione, gli ammortamenti. L’indeducibilità non scatta, invece, laddove i beni concessi in uso siano già soggetti a limitazioni in termini di deducibilità dei costi a seguito di diverse disposizioni del Tuir. È il caso degli autoveicoli il cui regime è già disciplinato dall’articolo 164 del Tuir.

Un’ultima osservazione va posta nel caso in cui il bene venga concesso in godimento ai soci o loro familiari da una società di persone oppure da una società a responsabilità limitata che abbia optato per il regime di trasparenza fiscale. In tale circostanza il maggior reddito della società derivante dall’indeducibilità dei costi andrà imputato esclusivamente ai soci utilizzatori.

Quanto all’entrata in vigore delle norme, il dl 138 del 2011 stabilisce che la decorrenza va individuata nel periodo di imposta successivo all’entrata in vigore della legge; quindi, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, a decorrere dal periodo d’imposta 2012. Il tema attuale è quello degli acconti: sia il soggetto concedente che il soggetto utilizzatore dovranno calcolare gli acconti medesimi assumendo quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata applicando le disposizioni in esame.

Più precisamente, il soggetto che adotta il metodo storico, calcolerà gli acconti dovuti per l’imposta relativa al 2012, rideterminando la base imponibile del periodo d’imposta 2011 tenendo conto delle nuove disposizioni. Ovviamente il contribuente può determinare gli acconti con il metodo previsionale che deve, necessariamente, tener conto delle nuove regole.

Vista l’incertezza sull’applicazione dalla disciplina l’agenzia ha chiarito che il contribuente che non ha applicato correttamente le disposizioni in sede di determinazione del primo acconto, potrà sanare l’eventuale omesso versamento in sede di secondo acconto, senza l’applicazione delle sanzioni per ritardato pagamento e maggiorato degli interessi nella misura del 4% annuo.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Bce si libera le mani per tenere i tassi ai minimi ancora a lungo, nella sfida decennale per cen...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vivendi fa un passo indietro in Mediaset, e Fininvest uno in avanti nel capitale di Cologno monzese...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La riforma fiscale partirà con il taglio del cuneo, cioè la differenza tra il costo del lavoro e ...

Oggi sulla stampa